Il 2017 in un positivo punto di vista

La verità è che il marcio ci salta subito agli occhi; sarebbe semplice stendere un elenco di quanto di più rilevante e negativo è successo negli scorsi 12 mesi, dagli attacchi terroristici alle minacce di guerra nucleare, dai disastri naturali a quelli provocati dall’uomo, solo per procedere per macro categorie.

Eppure, l’ottimismo che contraddistingue la nostra specie ha spinto un ragazzo dell’Università dell’Iowa a twittare una carrellata di buone notizie passate inosservate ai più, ma che  ha finito per essere ripostata migliaia di volte in tutto il mondo.

Pertanto apprendiamo che il 2017 è stato l’anno in cui gli scienziati hanno trovato un modo per alimentare artificialmente la barriera corallina; l’anno in cui il leopardo delle nevi è stato depennato dalle specie a rischio; l’anno in cui l’AIDS per la prima volta risulta non essere la maggior causa di morte in Africa. Ed ancora, a dispetto di quanto si crede, nel 2017 le api, insetti così importanti per la nostra sopravvivenza, sono aumentate del 27%, e gli scienziati sono anche riusciti a trovare un insetticida non nocivo per loro. Ma il 2017 è stato anche l’anno del Brasile che ha dato l’ok ad un progetto che prevede di piantare 73 mln di alberi per i prossimi sei anni nella foresta amazzonica; e sulla scia delle best practice per il pianeta, c’è anche la Cina, che ad inizio gennaio ha annunciato la messa al bando del commercio interno di avorio: una decisione storica che chiude il più grande mercato d’avorio del mondo e che potrebbe assestare un colpo decisivo al bracconaggio di elefanti in Africa. E poi c’è la questione del fiume Whanganui, in Nuova Zelanda, che è stato riconosciuto persona giuridica e, di conseguenza, portatore di interessi tutelabili ed azionabili legalmente, grazie ad una sentenza storica che potrà fungere da precedente per il diritto internazionale. La battaglia legale per ottenere questo risultato è durata oltre 140 anni, la più lunga della storia del Paese.

Pare proprio che, tutto sommato, ci sia ancora del buono di cui parlare e l’augurio è che per il prossimo anno si possa fare altrettanto.

Rossella Marchese

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