L’emancipazione della donna nel mondo orientale

 Il tema è quanto mai complesso, ricco di sfaccettature che possono apparire anche poco comprensibili agli occhi dell’occidentale che legge la questione interamente sotto il lume dei movimenti femministi del Novecento, eppure il tema esiste, perché esiste la questione dell’emancipazione femminile per le donne  del medio e dell’estremo Oriente.

Prendiamo la storia dell’eroina baha’i Tahirih, nata da radici azere, simbolo ed ispirazione dell’Azerbaijan: è stata una campionessa per l’uguaglianza tra uomo e donna nel XIX secolo.

Fátimih Zarrín Táj Baragháni, o Táhirih, “la Pura” in persiano, fu una influente poetessa ed intellettuale, menzionata e riconosciuta come esempio di coraggio nella lotta per i diritti delle donne.

Lo scorso 25 gennaio, il Museo di storia nazionale dell’Azerbaigian ha tenuto una celebrazione per l’istruzione femminile nei secoli XIX e XX durante la quale sono stati riconosciuti la dedizione e i contributi di Tahirih all’avanzamento delle donne. “Tahirih è tenuta in grande considerazione. Non è famosa solo all’interno della Fede baha’i, ma è anche molto conosciuta e rispettata in tutto l’Oriente”, ha spiegato Azer Jafarov, professore dell’Università di Baku.

La poetessa che ha influenzato la letteratura moderna, perorato l’emancipazione delle donne e ha avuto un profondo impatto sulla coscienza pubblica oggi è studiata nelle scuole di tutto il Medio Oriente e la sua vita è portata come esempio di espressione del libero pensiero. La sua grande personalità, che le costò in vita la persecuzione e l’arresto per essersi battuta per vedere riconosciuta l’autonomia della fede baha’i rispetto all’Islam, di cui riconosceva il Corano ma rifiutava la Sharì’a, è stata omaggiata da scrittori cristiani, atei e musulmani. Ed oggi, non solo le donne dell’Est, ma tutte le donne possono imparare dal suo carattere e dalla sua vita cosa sia la libertà di pensiero, l’emancipazione delle donne e l’atteggiamento di ricerca indipendente della verità.

Oggi, infatti, la statua di una donna che si toglie il velo è stata eretta nel centro di Baku, una rappresentazione della storia di Tahirih.

Il monumento, noto come “la statua di una donna emancipata”, è stato creato nel 1960 dallo scultore Fuad Abdurrahmanov.

Rossella Marchese

 

Il mistero dell’iceberg perfetto

È stato individuato e fotografato dalla NASA nei giorno scorsi un bizzarro iceberg dalla forma rettangolare perfetta che ha subito scatenato sui social media la caccia all’intervento alieno.

Lo strano fenomeno è stato individuato vicino alla piattaforma di ghiaccio di Larden C, nella penisola antartica. Le foto mostrano uno spesso blocco di ghiaccio lungo un miglio che spicca minaccioso da un mare di acqua gelata e sottile, e che si pensa sia stato recentemente scheggiato.

Gli scienziati hanno preso lo scatto da un aereo usato per monitorare il cambio di terra e ghiaccio marino nel Polo Sud e, non appena reso noto, molti hanno sottolineato la sua forma particolare in relazione, alternativamente, con un lavoro di Photoshop o come opera aliena.

Tuttavia la scienziata della NASA Kelly Brunt, esperta dei ghiacci e dei loro comportamenti, ha spiegato che il processo causa della stranezza è, invece, abbastanza comune. Esistono due tipi di iceberg: un primo tipo, molto comune, anche nel nostro immaginario collettivo, prismatico come quello che speronò il Titanic, per intenderci; il secondo tipo, meno comune, chiamato “iceberg tabulare” la cui forma e sviluppo è assimilabile a quella di un’unghia che cresce troppo e alla fine si spezza. Questo spiega la forma bizzarra dell’iceberg individuato dalla NASA; staccandosi dalla piattaforma ghiacciata, esso si è spezzato in maniera geometrica e regolare, nessun alieno, dunque, soltanto madre natura.

Come per tutti gli iceberg, anche per quelli tubolari vale la regola del 10%, per cui la parte visibile è solo quella minima e superficiale, il resto, la quasi totalità della sua mole, rimane sommerso.

L’operazione della NASA che ha portato a questa scoperta si chiama Icebridge, la più vasta missione di ricognizione aerea dei poli mai fatta. Con questa missione la NASA vuole raccogliere immagini tridimensionali dall’Artico e Antartide come non è mai stato fatto prima.

I voli di Icebridge offriranno, ogni anno, uno sguardo sui rapidi cambiamenti dei ghiacci di Groenlandia e Antartide, aiutando a completare i dati raccolti con il satellite della Nasa IceSat nel 2003 e 2010, e ICESat-2, programmato per il 2018. I voli si faranno da marzo a maggio in Groenlandia e da ottobre a novembre in Antartide.

Nicola Massaro

 

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