Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”: Disabilità e diritti per una società più inclusiva

Presso la sala conferenze del Museo archeologico di Nola si è tenuto il 16 giugno scorso un incontro organizzato dal Lions Club Nola Host “Giordano Bruno” sul tema della disabilità.

Il dibattito è stato aperto dal presidente del Club, dott. Nello Manzi, che ha sottolineato come sia importante l’impegno e il dispendio di attività soprattutto tra i giovani, che contribuiscono ad alimentare il concetto di “inclusività”.

Nonostante i pochi fondi destinati alle attività di inclusione, nei vari comuni della Città Metropolitana di Napoli esistono diversi spazi dedicati alle persone con disabilità, ma purtroppo, come ha tenuto a precisare il Consigliere delegato della Città Metropolitana Giuseppe Bencivenga che ha portato i saluti del Sindaco della Città Metropolitana prof. Gaetano Manfredi, spesso questi spazi vengono occupati da chi non dovrebbe, esempio lampante il posto auto. L’assessore alle Politiche Sociali, Sport e impianti sportivi, Affari Generali e Istituzionale, Turismo, Associazionismo e Politiche Giovanili del Comune di Nola Giuseppe Napolitano, si è ricollegato al tema citando le organizzazioni sociali, come i Lions, che contribuiscono a rendere più viva che mai “l’inclusività”.

Importante ed incisivo l’intervento dell’attuale Governatore del Distretto 108 YA Lions Club International, dott. Pasquale Bruscino.

Rimanendo nell’area nolana, ha preso parola il direttore del museo, il dott. Giacomo Franzese, il quale ha molto a cuore questo tema e ha illustrato agli intervenuti che il museo archeologico di Nola ha sviluppato diverse disposizioni per rendere efficiente la visita anche alle persone con disabilità. La visita deve essere uguale per tutti, infatti le attività per i disabili dovrebbero essere normali, una normalità auspicata dall’ing. Ada Minieri, Consigliere Segretario dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Napoli che ha portato i saluti del presidente dell’Ordine e ha sottolineato l’importanza della formazione alla disabilità come insegnamento nelle scuole.

L’Avv. Arcangelo Urraro,  Segretario dell’Unione regionale dei Fori campani, ha portato i saluti dell’Unione e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola. L’inclusività, secondo l’avv. Arcangelo Urraro, va inserita nel percorso formativo di ognuno, anche autonomamente, visto il preoccupante 20% in meno di fondi rispetto alla media europea. C’è da dire che questo è stato sostenuto anche da altri interventi come quello della prof.ssa Maura Striano, Assessore alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli, della dott.ssa Esther Flocco, presidente nazionale dell’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici), dell’avv. Giusi Lanzaro,Presidente della II Circoscrizione Distretto 108 YA Lions Club International.

L’avv. Francesco Urraro,  Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato, in primis ha ringraziato il presidente del sitting volley di Nola, campione d’Italia, Guido Pasciari, responsabile della “normalità” di questo sport, oltre ogni difficoltà o discriminazione incontrate nei percorsi sportivi. Successivamente si è augurato che presto venga eliminato il Ministero delle disabilità, non per qualche avversione contro il governo, ma perché se dovesse cessare di esistere questo ministero, cesserebbero l’emergenza e le misure specifiche per i disabili e quindi si arriverebbe alla cosiddetta normalità con i diritti garantiti e tutelati.

In collegamento da remoto, come altri relatori, anche il prof. Massimo Fragola, Docente di Diritto dell’Unione Europea Università della Calabria e Presidente SSIP Seminario Permanente di Studi Internazionali, l’Ing. Franco Del Conte, Segretario Generale AIPROS (Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza), la dott.ssa Patrizia Ordasso, Responsabile DC AP Affari Sindacali Gruppo Intesa Sanpaolo che ha evidenziato come Intesa Sanpaolo usufruisca di un team di disability manager molto efficiente e l’attività svolta in favore delle lavoratrici e dei lavoratori  e delle loro famiglie nell’ambito del Gruppo anche in collaborazione con le OO.SS..

Il Dott. Giuseppe Desideri, Segretario Generale UMEC-WUCT World Union of Catholic Teachers ha evidenziato l’importanza del tema nell’ambito della formazione, della scuola e dell’Università e come si debbano creare interrelazioni.

Uno degli ultimi interventi invece è stato quello del prof. Alessandro Pepino, Delegato del Rettore per la Disabilità e DSA dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”con i suoi dati sul team della sua Università, che fornisce percorsi di laurea a persone con disabilità, con una diversificazione al processo formativo, ma, nonostante ciò, porta ad un 90% di occupati post-laurea. Il dato negativo riguarda sicuramente quel 10% di non occupati, formato da persone con gravi disabilità, molto spesso non prese in considerazione dalle aziende.

La dott.ssa Giovanna De Leo, Responsabile Cure Primarie ASL NA3 Sud – Distretto 5 A, Responsabile GMA “Squadra supporto dei Leader” Area statistiche e ricerca formativa Distretto 108 YA Lions Club International ha fornito dati comparandoli con quelli del professore Pepino.

Un ulteriore intervento in questo convegno ha visto protagonista l’ing. Paola Astuto, Coordinatrice Commissione Pari Opportunità dell’0rdine degli Ingegneri della Provincia di Napoli,  la quale ha proposto corsi di formazione finanziati con i fondi del Pnrr, per rendere la disabiltà parte integrante della vita quotidiana. Per segnalare gli impegni nel sociale e come Terzo Settore è intervenuto il dott. Maurizio Di Gennaro, Presidente CdA Coop. Umanista Mazra – Coop. soc. a r.l. Onlus.

Le conclusioni e i saluti sono stati tenuti dal dott. Giovanni Meo, Referente Distrettuale del Service “Un poster per la pace” e già Referente Distrettuale “Cani Guida” Distretto 108 YA Lions Club International., con la proiezione di un video sui cani guida.

Il tutto è stato reso possibile grazie alla moderazione e al coordinamento della giurista e giornalista Bianca Desideri che insieme all’avv. Claudio De Leo e con la collaborazione della dott. Gelsomina Cepparulo, consorte del presidente Manzi, ha organizzato l’evento per il Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”.

La presente tavola rotonda ha avuto valore per l’acquisizione di crediti formativi presso l’0rdine degli Avvocati di Napoli e presso l’0rdine degli Ingegneri della Provincia di Napoli.

Rocco Angri

 

 

(Foto: Modestino Annunziata e Lions Club Nola Host “Giordano Bruno” per gentile concessione)

Nicola Cotugno: Fare scuola a Scampia- Buone pratiche digitali per la coesione educativa

Scampia è una periferia napoletana certamente difficile, dimenticata e, soventemente, mistificata.
Un contesto di marginalità sociale e di povertà educativa.
Come “si fa scuola”? Quali pratiche mettere in campo?
Nicola Cotugno, architetto, esperto in tecnologie didattiche, progettista di ambienti di apprendimento multimediali, avvalendosi delle testimonianze di studentesse e studenti raccolte dal 1996 al 2021 all’ITI “Galileo Ferraris”, narra di “Buone pratiche digitali per la coesione educativa”: dal videogioco didattico alla costruzione di siti web.
Marco Rossi Doria nella Postfazione scrive: “Il tratto distintivo delle esperienze qui raccolte è il sostegno al protagonismo dei ragazzi, al loro fare, alla loro ricerca che può espandersi e diventare progressivamente loro propria, lontana, anche, da noi, emancipata dalla nostra presenza. […] Queste pagine sono buon antidoto a un’idea di comunità educante formale o fredda, scritta da qualche parte ma non vissuta, che non abbia al centro i ragazzi, che non sia fondata sull’esperienza poliedrica e rischiosa della scoperta, che non sia autenticamente aperta sulla città e sul mondo. Perché sono pagine che mostrano il lavoro vivo, faticoso, artigianale, incerto e sorvegliato che il costruire comunità educanti autentiche comporta. […] Questo libro è una meravigliosa offerta creativa di soluzioni possibili di uso delle tecnologie per lo sviluppo di competenze grazie a una ricerca sperimentale delle opportunità trasformative e della leva di cambiamento delle ICT per la scuola in una periferia difficile.”
Con spiccata sensibilità pedagogica vengono illustrate le esperienze didattiche realizzate nel corso di oltre 25 anni con il prezioso ed innovativo contributo delle tecnologie digitali e multimediali, adoperate in senso non meccanico bensì umanistico, mai  tecnocratico, proprio per edificare nei giovani consapevolezza critica nell’uso del digitale, della rete  e della realtà aumentata senza temere derive. D’altro canto già Isaac Asimov aveva ammonito sin dagli anni ’40, indicando la via etica da seguire per non consentire alle macchine ed all’intelligenza artificiale di manifestarsi come distruttiva: “Un robot non può recare danno agli esseri umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno”; “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, tranne nel caso che tali ordini contrastino con la Prima Legge”; “Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, purché ciò non    contrasti con la Prima e la Seconda Legge.”
Emerge che sia ottimale applicare un’ottica chiaramente istituzionalista ed apertamente libertaria, affatto “istruzionista”, nonostante l’Istituzione scolastica sia normata ed incastonata in “un’architettura di sistema” spesso inamovibile: l’assunto è che ciascun ragazzo sia unico e che sia ineludibile incentivare lo sviluppo della creatività,  dell’autonomia di giudizio critico e delle singole espressività.
Giuseppina Capone

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo: a Sassari la grande lirica in piazza d’Italia

Una straordinaria ribalta a cielo aperto. Imponente produzione dell’Ente de Carolis.

“I Pagliacci conobbero un successo straordinario e ancor oggi è una delle opere più rappresentate al mondo. Tuttavia ha suscitato numerose polemiche che durano ancora oggi, per una presunta volgarità del testo. ‘Grand Guignol in bello stile – ha scritto Antonio Gramsci – che richiama sempre alla impressione violenta, passionale, vecchi e nuovi uditori sempre numerosi’. Opinione condivisa anche da Boito, Puccini e Rimskij-Korsakov. A differenza di Mascagni, la produzione successiva di Leoncavallo, soprannominato ‘Leonbestia’ da Puccini, non ebbe la fortuna di quel primo capolavoro. La ‘Bohème’ (1897) rappresentata 15 mesi dopo quella pucciniana viene oggi eseguita raramente, come Zazà (1900). In sostanza di Leoncavallo, oltre ai ‘Pagliacci’, è rimasta in repertorio soltanto la bella romanza ‘Mattinata’, ripresa anche in versione pop. Troppo poco per un musicista che andrebbe riscoperto e riconsiderato.”

Le note sopra riportate, tratte dal libretto dell’opera, nel “Prologo” del verismo, a cura del prof. Antonello Mattone, risaltano lo stile e la sostanza nei contenuti drammaturgici di un’opera sottostimata rispetto alle sue potenzialità, al pari del suo Autore.

Una circostanza che amplifica il buon esito del grande progetto di arte diffusa, realizzatosi per la prima volta, nella principale piazza di Sassari, una delle più belle d’Italia, con la realizzazione di “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo.

Il  nuovo allestimento dell’Ente de Carolis, evento di punta di Sassari estate, è stato un grande successo una scommessa vinta per l’Ente.

Applausi scroscianti, molti dei quali a scena aperta, hanno accolto la prima esecuzione dell’opera lirica in piazza d’Italia. L’evento di portata storica, inserito nel cartellone della stagione lirico-sinfonica del de Carolis, realizzata grazie al contributo del Ministero, della Regione, del Comune di Sassari e della Fondazione di Sardegna, è andato in scena venerdì sette luglio.

A disposizione del pubblico novecento posti a sedere numerati (alcuni dei quali aggiunti solo poche ore prima dell’inizio del concerto per cercare di accontentare le tante richieste).

Migliaia di persone in piazza a seguire l’opera: alcuni seduti con le proprie sedie portate da casa e sistemate dietro le transenne; altri ancora nei tavoli dei bar diventati palchi d’opera.

Un grande palco montato sulle scalinate di Palazzo Sciuti, in una postazione studiata dal progettista dell’allestimento Emilio Sonnu e dalla scenografa Antonella Conte, ha favorito la visione dello spettacolo da tutti i lati della piazza.

L’acustica è stata adeguata al contesto sinfonico con la giusta amplificazione curata da Alberto Erre. La gestione delle luci, curata da Tony Grandi, ha caratterizzato una scenografia memorabile in un teatro  a cielo aperto.

Eccellenti i protagonisti in ribalta. Un cast di caratura internazionale: Angela Nisi (Nedda), Luciano Ganci (Canio), Marco Caria (Tonio), Murat Can Guvem (Peppe), Gabriele Nani (Silvio).

Perfetta l’interpretazione musicale dell’orchestra del de Carolis, diretta magistralmente dal Maestro Sergio Oliva, storico direttore d’orchestra dell’Opera di Roma.

All’unisono le prestazioni del coro del de Carolis diretto da Antonio Costa e del coro delle voci bianche della corale Canepa diretto da Salvatore Rizzu.

Una produzione imponente, inedita non solo per la Sardegna, resa possibile da una decisiva azione corale dei soggetti istituzionali sopra citati, coordinati da una impareggiabile direzione artistica del Maestro Alberto Gazale, capace, insieme al presidente, prof. Antonello Mattone, di rinnovare la missione dell’Ente de Carolis, quale promotore di teatro diffuso. Affinché la distanza fra l’arte e il pubblico sia sempre più breve, con una fruibilità senza barriere, aperta per tutti.

L’entusiasmo di Sassari ha fatto il resto. L’idea di replicare l’iniziativa per il prossimo anno è già in cantiere.

Intanto al teatro comunale di Sassari è attiva la prevendita per gli abbonamenti della stagione autunnale. Fra le opere programma “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, diretto dal Maestro Roberto Gianola e il “Nabucco” di Giuseppe Verdi per la direzione del Maestro Fabrizio Maria Carminati.

Luigi Coppola

 

(Foto di Luigi Coppola: Il direttore artistico Alberto Gazale – nel testo: I protagonisti Luciano Ganci – Angela Nisi)

 

 

“Eccellenze napoletane”, un riconoscimento al poeta Renato Cammarota

Il bravissimo e poliedrico poeta Renato Cammarota è stato ospite della manifestazione “Eccellenze Napoletane la kermesse culturale che, come ogni anno, premia di chi con il proprio operato ha contribuito a fare cultura.

L’iniziativa si è tenuta  il 30 maggio presso Palazzo Migliaresi a Pozzuoli.  Il noto poeta e scrittore napoletano ha presentato al pubblico e alle personalità istituzionali presenti il suo importante lavoro, unico nel suo genere per l’accuratezza con cui  è stato realizzato. Si tratta di un traduttore italiano-napoletano,  strumento semplice ma al tempo stesso molto sofisticato per i risultati che riesce a raggiungere. Come si sa la lingua napoletana è complessa e spesso per uno stesso termine esistono più significati.

Nel corso della manifestazione, tra le altre personalità presenti, riconoscimenti per il lavoro svolto sono andati al Sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, al Sindaco di Bacoli, Josi della Ragione, al Sindaco di Monte Procida, Giuseppe Pugliese,  e al Sindaco di Quarto Antonio Sabino. Nell’ambito medico sono stati premiati il prof. Giuseppe Fiorentino, Direttore Sanitario dell’Ospedale dei colli e  il Prof. Nicola Capuano, primario di Ortopedia e traumatologia presso l’Ospedale Buon Consiglio, per la cultura fra gli altri il Direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano e il Presidente del Parco della Regione Campania Francesco Maisto.

Antonio Desideri

Mattia Zangari: La santa e il Giglio. Mistiche nella Firenze del Seicento

Religiosità, mistica e autorialità: in quale prospettiva va intesa la santità femminile nel Seicento?

La santità delle donne, in un secolo tanto vivace quanto controverso, sottende una pluralità di prospettive indagabili. Molte delle mistiche secentesche sono state monache, ma anche scrittrici, ragion per cui la dimensione della religiosità e quella della scrittura risultano sostanzialmente appaiate: si intersecano, si avviluppano, si confondono.

Leonora Ramirez de Montalvo, Maria Triboli, Diomira Allegri, Maria Angiola Gini, Anna Caterina Guasconi: è possibile rintracciare tratti comuni nella tradizione agiografica che le rende protagoniste?

Assolutamente sì, anzi il problema è che sembrano tutte uguali, almeno stando a quello che dicono i loro biografi. Tutte hanno le visioni (le visioni, peraltro, hanno sempre gli stessi attori: il Christus passus, Gesù Bambino, la Vergine, lo stesso novero di santi). Nonostante il quadro di riferimento sia l’età moderna, un’altezza cronologica in cui le stigmate visibili sono ‘pericolose’ (nel senso che le donne che sostengono di averle vengono guardate con sospetto), molte delle mistiche che ho studiato (e in alcuni casi ri-scoperto) affermavano di avere i sacra signa. Ciò che determina queste somiglianze è, perlopiù, la prospettiva dei biografi, nel senso che gli agiografi sistematizzano dei ritratti a penna attribuendo carismi e virtù che erano topici, già caratteristici della santità femminile del Medioevo: la frugalità del puer senex, lo zelo del miles Christi, il conflitto genitoriale per la scelta monastica o para-monastica ecc. Inoltre c’era stata la ‘rumorosa’ canonizzazione di Teresa d’Avila, motivo per cui le mistiche che ho studiato, in molti casi, sono ‘tratteggiate’ con gli stessi carismi teresiani: la transverberazione, le virtù eroiche, l’attrazione per i romanzi di cavalleria ecc. Senza contare che in Italia c’era stata Maria Maddalena de’ Pazzi – un doppio della santa avilana –, che può essere considerata la santa italiana della Controriforma.

Il testo approfondisce le formule tipiche della “prassi” agiografica sei-settecentesca.

Quali sono i topoi adoperati?

La prassi rappresentativa dell’agiografia di allora si rifà sia ai luoghi comuni medievali sia a quelli controriformistici, ragion per cui, nel ritratto della mistica fiorentina del Seicento, è possibile rinvenire, per esempio, tanto gli elementi della militia Christi e della mulier virilis (tipici del santo medievale) quanto quello dell’esaltazione dell’obbedienza o dell’avversione nei confronti delle grate del monastero (caratteristici della Controriforma).

Diomira Allegri ed il dono delle stimmate. “Non credo che un pennello l’avesse così ben dipinte”: può commentare questa nota visiva

così suggestiva?

Suor Diomira Allegri del Verbo Incarnato è una mistica secentesca che vive la sua breve ma florida vita mistica all’ombra del chiostro. Alla sua morte, il 17 dicembre 1677, medici e monache esaminarono il suo corpo, nel tentativo di rinvenire le stimmate che si diceva avesse prodigiosamente ricevuto in dono. Cominciarono i processi e le redazioni dei libri delle testimonianze; in una di esse, la consorella-segretaria, suor Reparata de’ Montagnani, affermò che Diomira, la notte del lunedì santo del 1676, aveva avuto una crisi, durante la quale si era disposta a forma di croce e proprio allora, tra le mani della monaca, si videro uscire vesciche essudanti e sanguinolente. Le ferite, affermà Reparata, erano «livide», ma fatte «bene e pari», tanto da sembrare dipinte.

Delle figure che ha delineato quale ha maggiormente destato il suo interesse?

Trovo che Leonora Ramirez de Montalvo sia forse, tra tutte, la figura più ricca e poliedrica: mistica, educatrice, scrittrice e drammaturga. I testi agiografici sono altrettanto vivaci perché traboccano di visioni, estasi, stimmate, ma anche immagini: tutto coopera a delineare un ritratto mirabolante.

 

Mattia Zangari

Dottore di ricerca in Discipline letterarie e filologiche moderne e linguistiche alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è Marie Skodowska Curie Fellow all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Oltre a vari articoli su riviste internazionali, ha pubblicato Tre storie di santità femminile tra parole e immagini (Narr, 2019) e Santità femminile e disturbi mentali fra Medioevo ed età moderna (Laterza, 2022).

Giuseppina Capone

Il Medioevo, in Europa. Dalle Invasioni Barbariche al Rinascimento

Da una serie di articoli di ricerca sui processi della storia medioevale, scritti per il sito web dell’Associazione Tages, è nato il corposo, ma di facile lettura, volume per Effigi Edizioni, “Il Medioevo, in Europa. Dalle Invasioni Barbariche al Rinascimento. Breve storia” in cui l’Autore, Alberto Conti, narra alcuni processi che hanno portato alla profonda crisi dell’Occidente che ha consegnato l’impero romano ai barbari, facendolo imbarbarire.

“Nei regni romano-barbarici – si legge nella prefazione al volume corredato di piantine che mostrano la suddivisione dei territori –  che si formarono, il potere politico e l’esercito erano appannaggio degli invasori che, in qualche caso, affidavano alla classe media dei residenti romani lo svolgimento delle funzioni amministrative del regno, non essendone loro capaci; il resto della popolazione romana occupava gli strati bassi della vita sociale ed economica. Il più elevato livello culturale della componente romana prevalse su quella barbarica solo dopo secoli di convivenza difficile”.  In questo modo la società si imbarbarì per lungo tempo in maniera così profonda “da fare dimenticare ai romani molte conoscenze acquisite durante il processo di civilizzazione del periodo romano”.

Il lungo percorso prima di raggiungere di nuovo un livello di civiltà in grado di portare a quel periodo di splendore conosciuto come Rinascimento.

Antonio Desideri

Immagini, ritratti, fotografi nel nuovo numero di FOTOIT della FIAF

Il numero di giugno 2023 di FOTOIT, la rivista della FIAF (Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche), è ricca di interessanti spunti e suggestioni per gli appassionati di fotografia.

L’apertura è affidata all’editoriale di Roberto Rossi, presidente della Federazione, che fa il punto sulle attività del mese di maggio  tra le quali il Progetto Nazionale Obiettivo Italia e il 75° Congresso Nazionale tenutosi a Caorle e parla delle nuove iniziative: la mostra “NINO.75 – Nino Migliori 75 anni di fotografia” e l’inaugurazione ufficiale di Bibbiena Città della Fotografia.

Un numero ricco di suggerimenti per la lettura con la rubrica Periscopio  e di focus dedicati a fotografi: Umberto Verdoliva, Wener Bischof, Man Ray, Gabriele Tartoni,  Marcella Campagnano, Richard Avedon,  Davide Marrollo, Vera Lucia Covolan. Ed ancora con suggerimenti di alcune mostre di brillanti fotografi e una sezione dedicata ai Circoli FIAF e ai loro lavori.

Antonio Desideri

Umberto Verdoliva è Autore dell’anno FIAF 2023

L’Autore dell’anno FIAF per il 2023 è Umberto Verdoliva, fotografo che inizia il suo percorso nel 2006 e da allora è stato un crescendo. Attento a ricercare negli scatti e nel mondo che lo circonda anche quel particolare specifico che lo ricollega al suo pensiero relativo a sentimenti a lui vicini come il ricordo, la memoria, la possibilità di vedere poesia e bellezza, Verdoliva matura la sua “arte fotografica” osservando e immortalando situazioni e attimi nelle sue immagini che costituiscono vere e proprie opere fotografiche che ben hanno meritato il riconoscimento FIAF per il 2023, oltre ad altri premi e alle numerose presenze alle mostre di cui è stato ed è protagonista.

Uno stile di fare fotografia che si può a giusta ragione definire emozionale, perché l’Autore cerca di tirar fuori, riuscendoci con grande capacità trasmissiva, significati e emozioni.

Orsola Grimaldi

Castel Sant’Elmo, uno sguardo dall’alto della fortezza

L’instancabile Vice presidente dell’Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania, architetto Luigi Maglio,  è impegnato in questo periodo a far scoprire il castello che domina la città di Napoli dalla collina del Vomero ai numerosi visitatori che si rivolgono all’IIC Campania.

Rivolgiamo all’architetto alcune domande per meglio conoscere l’importanza e la storia del castello.

Architetto, come mai avete scelto proprio Castel Sant’Elmo per queste “visite al castello”?

E’ un opportunità offerta dall’iniziativa “domenica al museo” promossa dal MiC che consente al pubblico di accedere gratuitamente nei luoghi d’arte gestiti dal Ministero la prima domenica di ciascun mese. In forza di ciò, e nell’ambito di un protocollo d’intesa sottoscritto tra l’Istituto Italiano dei Castelli ed il Polo Museale Campano, da molti anni ormai svolgiamo questa attività di promozione e conoscenza.

Cosa visitare nel castello?

L’itinerario che propone l’Istituto è volto ad illustrare soprattutto le caratteristiche architettoniche e difensive del complesso,  straordinaria opera di ingegneria militare del XVI secolo, per certi versi anticipatrice di soluzioni che saranno applicate più avanti, nel coso dell’ulteriore evoluzione delle fortificazioni. Feritoie, caditoie, ponti levatoi, fossati, rivellini, merli e merloni, bombarde e bombardiere: i visitatori vengono introdotti all’affascinante e originale linguaggio che contraddistingue l’architettura difensiva dell’età moderna. Il forte di Sant’Elmo  è una gigantesca struttura con pianta  stellare a sei punte, provvista di un articolato sistema di gallerie difensive e la piazza d’armi superiore un tempo dotata di artiglierie a lunga gittata. La difesa passiva era basata su enormi spessori murari in tufo, poiché la parte inferiore del complesso fortificato venne ricavata scavando l’interno della collina. La difesa attiva era affidata a grandi casematte, dotate di cannoniere in grado di consentire il tiro da diverse angolazioni.
Un impegno che si aggiunge a quello che vi vede protagonisti in numerose iniziative…

In effetti, oltre alle attività sociali rivolte in via prioritaria ai propri soci, l’Istituto promuove mensilmente conferenze – aperte a tutti  – riguardanti i castelli e le opere fortificate della regione e dell’Italia meridionale, itinerari di visita ai castelli, presentazioni di libri, etc. Ricordo inoltre il corso di castellologia, fiore all’occhiello della nostra sezione regionale, che si svolge ogni anno da febbraio a giugno.

Programmi futuri legati ai castelli di Napoli?

L’obiettivo resta sempre lo stesso, ovvero creare un itinerario di fruizione integrato che comprenda i quattro castelli  – S. Elmo, Castel Capuano, Castel dell’Ovo e Castel Nuovo: bisognerà capire però quali saranno i tempi effettivamente necessari per il recupero  di queste strutture (a parte S. Elmo) ed in particolare quelle gestite dal Comune di Napoli; l’accesso a Castel Nuovo è contingentato per problemi di sicurezza mentre a  Castel dell’Ovo i lavori che inizieranno a breve potrebbero durare due anni.  Poi, a parte, c’è il problema della salvaguardia delle mura aragonesi.

E a quelli della Campania?

Si sono appena concluse le Giornate Nazionali dei Castelli che hanno visto protagonisti, nella nostra regione, i castelli di Baia, Apice, Agropoli, Vairano Patenora, Melito Irpino e Pimonte, con itinerari di grande suggestione, e già stiamo pensando a quali potrebbero essere in futuro i monumenti coinvolti. Avvieremo una riflessione sulle mura bastionate e sul castello di Carlo V a Capua e probabilmente sul forte del Vigliena a  S. Giovanni a Teduccio (nella periferia orientale di Napoli). Ma potranno essere anche riconfermate alcune delle location di maggiore successo dell’ultima edizione.  L’invito rivolto a tutti gli appassionati di castelli resta sempre lo stesso: seguirci sui nostri canali social facebook ed Instagram  ed iscriversi al gruppo aperto “Istituto Italiano dei Castelli regione Campania” che conta già 3700 partecipanti.

Antonio Desideri

 

(Foto di A. Fresca e A. Amitrano)

La Reggia sul mare. Così rinasce il Palazzo Reale di Napoli

La collana Novanta/Venti della redazione napoletana di La Repubblica, il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, ha dedicato un ricco e articolato volume, realizzato con la collaborazione di Guida Editori, ad uno dei palazzi più noti di Napoli conosciuto in tutto il mondo.  “La Reggia sul mare. Così rinasce il Palazzo Reale di Napoli” è il titolo di un appassionante viaggio alla riscoperta del palazzo.

Molti i contributi che fanno scoprire al lettore la splendida reggia che si affaccia su Piazza del Plebiscito con l’intento anche di mettere in evidenza il rilancio che la città sta avendo nel corso di questi ultimi anni.  Il libro ha anche come finalità, come sottolinea, il direttore di La Repubblica Molinari nella sua introduzione, quella di mettere “al centro una questione urbanistica vitale per Napoli: il recupero dello storico rapporto tra il Palazzo Reale con piazza del Plebiscito e con il mare. Nel corso dei secoli è andato smarrito. Ora comincia una fase nuova”.

La pubblicazione è stata realizzata in collaborazione con il direttore di Palazzo Reale, Mario Epifani, ”al quale va il merito di un progetto affascinante e impegnativo, che può cambiare l’immagine della città e intensificare il rapporto con gli altri luoghi d’arte della Campania”. Un’interazione fra le ex residenze borboniche (Caserta, Palazzo Reale, Capodimonte, Reggia di Portici, Quisisana a Castellammare di Stabia), un percorso, anzi come proposto dal quotidiano La Repubblica, un “circuito delle regge borboniche” che prevede il rilancio turistico unitamente a quello ferroviario con la riscoperta della linea Napoli-Portici-Castellammare, che fu realizzata a metà dell’Ottocento e che successivamente arrivava anche a Caserta.

Antonio Desideri

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