Intervista a Katya Maugeri autrice del libro “Tutte le cose che ho perso”

Le donne detenute rappresentano appena il 4% dell’intera popolazione carceraria, percentuale esigua.

Emarginate fra gli emarginati: è possibile intravedere nella scarsità numerica la ragione per la quale se ne discute raramente?

La realtà carceraria è sommersa dal pregiudizio, dall’indifferenza collettiva che vede il carcere come una istituzione punitiva pertanto i detenuti e le detenute sono considerati scarti della società.                                                               
Le sette donne intervistate, recluse nel carcere femminile di Rebibbia, protagoniste di storie autobiografiche, non hanno nomi bensì numeri. Perché?

I capitoli sono divisi in “celle” con dei numeri che le rappresentano.

Loro, durante le nostre chiacchierate, mi hanno raccontato di sentirsi identificate in numeri e private della loro identità.

“Lo dovrebbero raccontare tutti che tra quelle mura il tempo smette di esistere”.

Un tempo senza frequenza, senza scansione.

Da quali azioni e pensieri è scandita la quotidianità dietro le sbarre?

È un non-tempo in un non-luogo, in cui si resta sospesi e intrappolati.

Ci sono varie attività che stimolano la creatività delle detenute, ma solo chi realmente ha la forza emotiva di rimettersi in gioco trova in quelle azioni il punto dal quale rinascere. Altre, invece, si abbandonano in pensieri negativi e scelgono azioni estreme.

“Il carcere è un universo parallelo, una realtà intrisa di pensieri disordinati, confusi, dove la stessa identità personale rischia di perdersi.”

Qual è il rapporto delle detenute con la peculiare condizione della genitorialità?

La genitorialità è molto complessa all’interno di un istituto penitenziario.

A soffrirne sono certamente i bambini che, da innocenti, scontano una pena ingiusta.

I bambini non dovrebbero assolutamente vivere dietro le sbarre, dovrebbero vivere da bambini liberi di poter sognare il proprio futuro.

Il 2022 è ricordato come l’anno record dei suicidi in carcere; nei primi sei mesi del 2023 già 25 persone si sono tolte la vita in cella. Qualche giorno fa 3 persone hanno scelto di morire.

Lo Stato non dovrebbe salvaguardare la salute e la libertà personale?

La salute mentale non si cura all’interno di un carcere ma in strutture specializzate, servono percorsi individuali per cercare di recuperare chi vive la detenzione.

I suicidi mostrano una chiara fotografia dei disagi all’interno degli istituti carcerari, sono dati allarmanti, è un’emergenza che non può più essere ignorata.

Il libro-inchiesta è arricchito dalla prefazione del magistrato Francesco Maisto, Garante dei detenuti, dalla postfazione della sociologa Eleonora de Nardis e dal contributo di Sandro Libianchi, Presidente del Coordinamento nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane.

Che senso ha, oggi, l’uso del termine “rieducazione”?

La rieducazione è indispensabile se davvero vogliamo definirci una società civile, umana.

È la finalità della pena e consiste nel creare da parte dello Stato durante l’esecuzione della stessa, le condizioni necessarie affinché il detenuto possa successivamente reinserirsi nella società in modo dignitoso mettendolo poi in condizioni, una volta in libertà, di non commettere nuovi reati

“Il carrellino della felicità”.

Qual è il ruolo e la funzione degli psicofarmaci dietro le sbarre?

Il “carello della felicità” rappresenta il modo che hanno le detenute di sospendere i loro pensieri, le loro ansie.

Sono psicofarmaci prescritti per le loro patologie, non vengono forniti a caso chiaramente. È un modo per anestetizzarsi e allontanare angosce e preoccupazioni.

Dottoressa Maugeri, la narrazione della propria esperienza può assumere una finalità terapeutica?

La scrittura autobiografica è terapeutica, assolutamente. Me ne occupo da diversi anni all’interno di una comunità terapeutica per tossicodipendenti.

Raccontare di sé porta inevitabilmente a conoscere le proprie ombre, gli errori e le origini di questi sbagli. Raccontarsi è un pò come ritrovarsi. E da quel punto iniziare a migliorare, uscire fuori dal tunnel e camminare verso un futuro migliore.

Giuseppina Capone

Nola, alla luce nuovi reperti archeologici

La città di Nola è sempre stata un punto strategico nella Penisola, crocevia di diversi popoli, che hanno lasciato traccia nel centro campano.

Capita sempre più spesso, infatti, che vengano annunciate nuove scoperte, come il caso di qualche giorno fa, quando, in una zona periferica della città, è stato portato alla luce un reperto risalente all’età medioevale, nello specifico i molteplici impianti di calcare per la trasformazione in calce ci possono ricondurre ad un quartiere dell’artigianato.

La datazione è ancora incerta, ma si potrebbero collocare i ritrovamenti nel periodo VI-VII secolo, inoltre, la presenza di statue rappresentanti toghe romane ci fa comprendere come Nola fosse non solo abitata dai Germani, protagonisti dei famosi regni Romano-Barbarici, ma anche da mercanti e artigiani provenienti dall’Impero Romano d’Oriente e quindi di grande spessore.

Non ci dobbiamo meravigliare dinanzi a questa fusione tra due popoli così diversi, infatti Nola era stata un fiore all’occhiello della civiltà romana, insieme a Cuma e Capua, di conseguenza edifici e cultura romana erano ben collocati nella cittadina di Nola, spunto e occasione di erudizione per i “cugini” di Costantinopoli, che nonostante si dovessero confrontare con i rozzi barbari, non perdevano occasione di frequentare Nola e il vicino regno di Napoli per spunto ed erudizione “classica”, mantenendo culturalmente e socialmente viva la città.

Rocco Angri

 

(Foto di Rocco Angri)

Anfiteatro di Nola nuovamente visibile

Nola è un centro ricco di storia, addirittura più antico di Roma, grazie ai resti risalenti all’età del bronzo, al nome di origine etrusca “Hyria” e a quello sannitico “Nuvla” e diventato un vero e proprio punto di riferimento nella penisola durante l’epoca romana.

Parlare della “Festa dei gigli” (classificata come bene immateriale del patrimonio UNESCO) sarebbe limitativo, visto ciò che il territorio nolano ha da offrire, come il famoso “Anfiteatro Laterizio”, risalente al I sec a.C., che misura all’incirca 138×108 m, di cui purtroppo al giorno d’oggi è stato portato alla luce circa un terzo, anche se in questi ultimi mesi il vento sembra star cambiando.

La Soprintendenza dell’Area metropolitana di Napoli, rappresentata dall’arch. Mariano Nuzzo, ha programmato la riqualificazione dell’area dell’anfiteatro, cercando di riportare alla luce l’intera struttura, che magari darà spazio a nuove scoperte, e di aprire al pubblico lo spazio che riguarda anche le mura della città.

L’anfiteatro fu realizzato intorno al 80 a.C. sotto commissione di Silla, che dopo aver conquistato la città di Nola, ordinò una sorta di sviluppo civile e urbanistico, che racchiudeva nel progetto la realizzazione della struttura vicino alle mura della città, di cui ancora oggi possiamo vedere i resti.

Nel corso dei secoli l’anfiteatro subì diverse ristrutturazioni, tra cui una in cui si sostituirono le mura precedenti con delle nuove in tufo, più resistenti, che intorno al XV sec furono usate per la realizzazione della facciata di Palazzo Orsini.

Disponiamo anche di alcune testimonianze scritte, prima tra tutte quella di Ambrogio Leone nel suo “De Nola”, nel 1514 e altre fonti minori aragonesi che ci parlano della maestosità dell’anfiteatro, ed infine lo storico polacco Karl Beloch, amante di Napoli e dintorni, parla dell’anfiteatro come opera che sta andando a deteriorarsi, infatti era visibile ben poco, visto l’innalzamento del terreno e la poca attenzione che veniva data all’area.

Nel 1993 finalmente gli scavi hanno portato alla luce una piccola parte dell’anfiteatro, ma ci auguriamo che i lavori avviati dalla Soprintendenza, che dovrebbero terminare il 25/12/2023 diano ottimi risultati, conferendo a Nola un ulteriore motivo di vanto e sperando che nuovi elementi possano far tornare un flusso turistico per ammirare i resti dell’antica civiltà romana.

Rocco Angri

Claudio Scarano, un artista che ama definirsi “modestamente pittore”

Modestamente pittore, così si definisce Claudio Scarano , versatile e pluripremiato artista, considerato dalla critica come “l’ultimo pittore della Scuola di Posillipo”, l’ultimo pittore dell’800 napoletano.

Guardare le opere di Scarano porta a scoprire luoghi noti e meno noti che attraverso le sue pennellate diventano vera e propria emozione che si trasferisce nel soggetto della sua opera pittorica. E così, pennellata dopo pennellata, le immagini prendono corpo e i colori attraverso le loro combinazioni e ombreggiature costruiscono visioni e prospettive mettendo in risalto la sua abilità tecnica e la sua capacità di combinare insieme, in un mix vincente, colore ed emozione dando alla pittura quella “voce” propria che ne fa l’opera identificativa dell’autore.

Claudio Scarano nella sua lunga carriera artistica ha al suo attivo mostre personali e collettive in Italia e all’estero (New York, Londra, Francia), numerosi premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali, riconoscimenti da critici e stampa. Tra i riconoscimenti internazionali che Scarano ritiene particolarmente significativi vi è l’Oscar Mondiale della pittura a Montecarlo.

Alcune sue opere sono esposte in via permanente nel Museo dei Sedili di Napoli presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

La sua abilità artistica si rivela sia nelle opere realizzate in studio sia in quelle in “estemporanea” dove le pennellate conservano tutta la loro forza e valore. I suoi quadri e la sua carriera travalicano il suo definirsi semplicemente come “modestamente pittore”.

Antonio Desideri

L’allegria del ragazzo di Monghidoro infiamma Alghero

Strepitoso Gianni Morandi all’Alguer Summer Festival. Sold out all’anfiteatro Ivan Graziani.

Una splendida serata riporta alla Riviera del Corallo e in tutta l’isola una ventata di gioia e spensierata allegria per le migliaia di persone   di ogni età – accorse all’anfiteatro Ivan Graziani nell’ultima domenica di luglio.

A pochi giorni dal successo di Biagio Antonacci, le gradinate e le poltroncine in platea vanno rapidamente esaurite in tutti i posti disponibili. I varchi d’ingresso sono aperti per una festosa processione già due ore prima dell’inizio del grande concerto.

L’attesa, sostenuta da tempo, è divenuta spasmodica per l’unica data 2023 in Sardegna, per il ritorno di Gianni Morandi.

“Go Gianni Go! Estate 2023” è il titolo dell’ultimo tour, realizzato con la produzione Trident Music, con il debutto estivo lo scorso sei luglio nella piazza Garibaldi a Senigallia.

L’approdo nel nord Sardegna segue l’ultimo concerto nella penisola di Matera e realizza uno straordinario appuntamento nel palinsesto dell’Alguer Summer Festival con il contributo dell’associazione sassarese Le Ragazze Terribili, storico brand culturale fondatore del festival musico letterario Abbabula, giunto quest’anno alla sua venticinquesima edizione.

Il ragazzo di Moghidoro, appare sull’imponente palco algherese intorno alle 21.30 con un disinvolto completo bianco. Si illumina la scena con una alchimia di luci e trailer digitali.

Ritraggono la prima vita dell’attore cantante agli albori dei “Sessanta” con le prime immagini in bianco e nero trasmesse dalla tivù di Stato.

Allegria è lo scoppiettante brano d’apertura   un dono creato dall’estro di Jovanotti per l’amico Gianni – incluso nell’ultimo album, Evviva!

Il trentacinquesimo nella longeva carriera musicale di Morandi, pubblicato lo scorso tre marzo da Sony Music.

E’ l’avvio di un mega show che ne include tanti, quanto le vite, del protagonista in ribalta.

Supportato da una band di tredici eccellenti musicisti. Rappresentanti almeno tre generazioni nella storia musicale italiana. Al pari della composita fascia anagrafica del pubblico. Immediatamente coinvolto dalla vitale empatia del cantante bolognese.

Naturale l’interazione con le scatenate fan sistemate nelle prime file sotto il palco.

Arriva subito un omaggio per Gianni, un berretto con i Quattro Mori di Sardegna.

Il repertorio è vasto, come la sua immensa carriera.

Brani storici: Se perdo anche te – Occhi di ragazza –VarietàBella Signora.

Impossibile citare tutti i titoli dei brani visitati in oltre due ore consumatesi in un bellissimo viaggio sonoro.

Realizzatosi grazie ad un perfetto interplay musicale sul palco. Con la direzione dei suoni affidata al Maestro Luca Colombo, prima chitarra elettrica insieme al collega Michele Quaini.

Una performante sezione fiati riunisce Ambrogio Frigerio al trombone, Nicholas Lecchi al sax e la giovanissima – ventenne –Camilla Rolando alla tromba.

Quest’ultima protagonista nello struggente omaggio per Lucio Dalla nella interpretazione di Futura.

La dedica per l’amico fraterno, scomparso prematuramente nel 2012, include un commovente arrangiamento di Vita. Accompagnata dalla vibrante esecuzione di Roberto Tiranti. Non può mancare la cover di Caruso nel tributo a Lucio.

Tiranti è voce solista, nella terna del coro in scena, insieme con Silvia Olari e Alessandra Kidra.

La prima, esemplare nell’interpretazione in duo di In amore. Brano che valse il secondo posto al Festival di Sanremo nel 1995 per la coppia Morandi – Barbara Cola, dopo Giorgia che vinse con la canzone Come saprei. 

Al pari della seconda, Alessandra Kidra, magistrale nell’accompagnare Morandi in Grazie perché.

Con la Kidra, Morandi intrattiene un esilarante siparietto nella seconda parte dello show, per l’assunzione di tre pillolette del piano terapeutico per tutelare la sua veneranda età (classe 1944).

Lo stesso Morandi ironizza sulla sua longeva carriera, parafrasando l’amico Fiorello: “dall’eterno ragazzo a… l’eterno riposo è un attimo!” – scatenando risate scaramantiche dalla platea.

Tutti i musicisti hanno l’opportunità di offrire nelle rivisitazioni dei brani, il proprio talento: Maurizio Campo al pianoforte, Michele Lombardi alle tastiere, Ricky Quagliato alla batteria, Daniele Leucci alle percussioni.

Non da ultima, completa la sezione acustica, la bravissima Paola Zadra al basso elettrico.

Prima dei prolungati bis, c’è lo spazio per gli intramontabili: Andavo a cento all’ora – Un mondo d’amore – Fatti mandare dalla mamma.

E il pubblico che non vuole più lasciarlo, balla in piedi con Banane e lamponi.

Difficile descrivere altro con l’adrenalina e le emozioni vissute in questo viaggio musicale.

La possibilità migliore è viverlo in una delle prossime tappe. Con il sud della penisola pronto ad accogliere il “Go Gianni Go!”

Dopo la Sicilia e una puntata a Malta, sono due gli appuntamenti in Campania: il venti agosto a Baia Domizia e il 28 a Benevento.

Luigi Coppola

 

Foto Luigi Coppola

Discorsi sulla bellezza

La bellezza è soggettiva. La bellezza è oggettiva.

È possibile discutere obiettivamente circa la Bellezza senza essere influenzati dal proprio senso e gusto?

Nella raccolta di saggi “Discorsi sulla Bellezza” edito da Pensa, io e i coautori, esperti in discipline molto diverse tra loro dall’arte alla letteratura, dalla filologia classica alla filosofia, dalla musicologia alla sociologia, dalla teologia alla psicologia, abbiamo indagato approfonditamente il tema della bellezza nel tentativo di afferrare l’inafferrabile. Bellezza oggettiva o soggettiva? Il libro porta alla luce alcuni criteri eterni di bellezza – riferibili ad esempio alla sezione aurea, rapporto armonico presente in natura, nelle arti figurative e in matematica – ma indaga, al tempo stesso, il ruolo assunto dalle emozioni nell’attribuzione soggettiva di valore estetico ad un’opera d’arte, ad uno stimolo, dando origine, in alcuni casi, a sintomi psicosomatici transitori, la nota “Sindrome di Stendhal” con estasi e paralisi contemplativa.

Il bello per Aristotele e Platone è il “Vero”. Nell’età moderna, Vico afferma un altro criterio, secondo cui il “vero” è il “fatto” (verum – factum).

Unificando questi due criteri si ricava la forma occidentale della bellezza?

Imbrigliare il segreto della bellezza in dogmi occidentali, orientali, in regole, criteri… è operazione, secondo me, destinata a perdere. Il mio tentativo è stato ed è, viceversa, di aprire e non di chiudere a punti di vista differenti che possano far luce sulle implicazioni eterne del contagio positivo della bellezza.

Oggi, l’opera d’arte è intellettualizzata: l’opera d’arte è “operazione” sul corpo

dell’arte; si fa meta-arte ed in molteplici correnti si traduce in una discesa agli inferi dei materiali dell’arte.

Cosa ne pensa dell’arte che si congiunge con il residuale, con l’immondizia?

Sono cauta nell’esprimermi, qui subentrano suggestioni personali non essendo esperta d’arte. Sono contagiata dal bello eterno, dalle opere della Natura. L’arte moderna la rispetto, ne comprendo il messaggio ma raramente, a mio avviso, tocca punte di eterna bellezza.

Può commentare l’aforisma di Ernst Jünger: “Il mondo diventa sempre più brutto e si riempie di musei”?

Le brutture del mondo credo ci siano sempre state, siamo solo più coinvolti da una rete che ci informa in tempo reale. La bellezza non trovo sia chiusa nei musei anzi apprezzo molto i musei che custodiscono e si prendono cura delle opere che altrimenti andrebbero in rovina. Una nota negativa è nella fruizione, ridotta nei tempi e accelerata nei ritmi, molto spesso pari a quelli di una catena di montaggio. Occorrerebbe maggiore rispetto e la ricaduta, anche a livello culturale, sarebbe sicuramente positiva.

L’educazione e la cultura possono costituire una soluzione eroica per contrastare la volgarità, il pressapochismo ed aprirsi all’invisibile?

La chiave è proprio questa: educazione al gusto, ai sentimenti, al bello.

Il contagio della bellezza è tangibile: amministro da anni un gruppo Facebook “Arte Bellezza Conoscenza” in cui le volgarità sono pari a zero e il bello mostra il suo benefico effetto quotidianamente su comportamenti, pensieri, proposte. In chiusura di questa intervista mi permetto di allegare un mio breve testo tratto dal libro di prosa poetica “Lettere dalle nuvole” esemplificativo delle ricadute positive della bellezza.

 

E se l’antidoto alla rabbia fosse la bellezza?

Chi avrebbe mai moti aggressivi e violenti

se educato dall’infanzia alla grazia e alla gentilezza.

 

La bellezza gratifica e seda la rabbia

dona pace agli animi, nutrendoli.

 

Non una mera promessa

che se non mantenuta alimenterebbe frustrazioni e malcontento

ma esperienza di ricerca e cura del bello in tutte le forme

che il nostro generoso mondo possiede e dona.

Stefania Aurigemma vive a Roma, è psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni, specializzata in Formazione Formatori, esperta in Gestione Integrata della Qualità. Ha svolto attività di consulenza nell’ambito della Formazione Manageriale e della Gestione delle Risorse Umane presso primarie aziende nazionali, enti pubblici e Organismi di Certificazione. È autrice di numerose pubblicazioni in tema comportamenti organizzativi efficaci ed ha curato volumi sulla Qualità della Formazione tra cui Formazione innovativa per la qualità – Metodologie, strumenti ed esperienze, Nuovo Studio Tecna, 1999; Formazione nella sanità come strategia di cambiamento, (con Rita Pomposini), Nuovo Studio Tecna, 1999; Qualità e fattore umano (con Massimiliano Galli), Nuovo Studio Tecna, 1999. Recentemente ha orientato i propri interessi verso la psicologia del profondo ad orientamento junghiano. È autrice dei libri di prosa poetica Lettere dalle Nuvole, L’Inedito Edizioni (2018) e I tempi dell’anima, Luca Pensa Editore (2019), curatrice delle raccolte di saggi Autenticità, Pensa Editore (2021), e Discorsi sulla bellezza, Pensa Editore (2023).

Giuseppina Capone

Un nuovo mondo su Marte: i pericoli dell’IA

L’esordiente Goffredo Tripi trascina con il suo Alpha, per i tipi di Effigi Edizioni, il lettore in una storia di fantascienza che travolge e fa riflettere. Ma veniamo alla storia.

Un gigantesco meteorite colpisce il pianeta Terra nel 2187 devastandolo e cancellando ogni forma vivente. Gli unici sopravvissuti dell’umanità sono quelli che abitano la colonia di Marte costituita nel 2053 dalla Società Scientifica Internazionale “e, successivamente, sostenuta e irrobustita da un manipolo di nazioni e multinazionali, aveva realizzato un nuovo modello di struttura geopolitica e sociale. A poche ore dall’Assemblea delle Nazioni di Marte”, incontro assolutamente fondamentale per “il futuro degli abitanti del pianeta, l’impossibile accade: da una remota stazione scientifica realizzata al polo boreale marziano, un gruppo di ricercatori, intento nella mappatura da remoto della superficie della Terra, si accorge che sul pianeta “morto” è apparso come dal nulla un gigantesco manufatto alieno. Misteriosa l’origine, ignoto il significato, sconosciute le sue intenzioni”.

E da qui si dipana un’interessante costruzione narrativa sicuramente interessante per gli appassionati di fantascienza e per i lettori e un monito legato a profondi timori sulla reale pericolosità della Intelligenza Artificiale. Non diciamo di più per non svelare il finale di questo romanzo di Tripi che speriamo non si avveri mai per il bene dell’umanità ma resti sempre e solo un capitolo della vasta letteratura e filmografia fantascientifica.

Antonio Desideri

 

L’impegno continuo dei Lions International – Distretto 108 Ya

Si è chiusa ieri la due giorni programmatica dei Lions del Distretto 108 Ya presso la sala del Centro Congressi dell’Hotel Royal-Continental di Napoli, location scelta per accogliere i rappresentanti provenienti da Basilicata, Calabria e Campania che hanno avuto modo di incontrarsi, scambiare esperienze, ascoltare gli interventi che hanno illustrato mission, lavoro svolto e da svolgere sui territori.

Molti i momenti ad alta carica emozionale quali la cerimonia della “Sfilata delle Bandiere” del “Campo Vesuvio” con la presenza dei giovani ospiti del campo, il saluto di un partecipante degli scambi giovanili e la cerimonia di giuramento del Governatore Pasquale Bruscino con il passaggio di consegne dell’Immediato Past Governatore Franco Scarpino.

Di particolare interesse la relazione del Governatore Bruscino il quale ha illustrato il programma per l’anno sociale 2023-2024 che si muove nel solco della continuità con i suoi predecessori ponendo però l’innovazione come uno degli elementi distintivi per un maggiore sviluppo operativo e una maggiore diffusione delle attività. Il motto scelto da Pasquale Bruscino coniuga “Affidabilità e Concretezza” e a questi due parole semplici ma dense di significato si dovranno ispirare nel concreto tutte le azioni, le iniziative, i service di quest’anno.

Non va dimenticato che i Lions International sono un’Associazione internazionale di servizio che si compone di 1,4 milioni di soci distribuiti in 49.000 club nel mondo che lavora per migliorare la salute e il benessere, rafforzare le comunità e sostenere chi ha bisogno, a livello locale e globale operando nello spirito dello storico motto “We Serve” (Noi Serviamo).

Un anno, quello che inizia per il Distretto 108 Ya, che vedrà un grande impulso, coinvolgimento ed impegno da parte di tutti.

Orsola Grimaldi

Maghi, streghe e guaritori, un viaggio nell’arte e nel tempo

Un interesse quello di Rosalda Bologni per il mondo dell’esoterismo e la tradizione nei riti di guarigione e nell’arte dagli egiziani al web passando per le campagne senesi che “attraverso un viaggio nel tempo e frequenti rimandi all’arte, si propone di accompagnare il lettore nella ricerca di curiosi legami esoterici tra magia e operatori della tradizione” con il suo libro pubblicato da Effigi dal titolo “Maghi, streghe e guaritori”.

Un interesse nato nel periodo dei suoi studi universitari condotto alla Facoltà di Lettere dell’Università di Siena seguendo l’insegnamento di “Storia delle Tradizioni Popolari” tenuto dal professor Pietro Clemente negli anni ’70-80 del secolo scorso.

Il volume è arricchito da disegni ed illustrazioni e accompagna il lettore alla scoperta dell’esoterismo. La prima parte è dedicata  a “Esoterismo, religione e magia presso gli Egizi”, la seconda a “Esoterismo, tradizioni popolari e stregoneria, anche nell’area senese”, la terza a “Stregoneria e capacità di guarire nella tradizione popolare”.

Un volume da scoprire in particolare per gli appassionati dell’esoterismo.

Bianca Desideri

Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”: Disabilità e diritti per una società più inclusiva

Presso la sala conferenze del Museo archeologico di Nola si è tenuto il 16 giugno scorso un incontro organizzato dal Lions Club Nola Host “Giordano Bruno” sul tema della disabilità.

Il dibattito è stato aperto dal presidente del Club, dott. Nello Manzi, che ha sottolineato come sia importante l’impegno e il dispendio di attività soprattutto tra i giovani, che contribuiscono ad alimentare il concetto di “inclusività”.

Nonostante i pochi fondi destinati alle attività di inclusione, nei vari comuni della Città Metropolitana di Napoli esistono diversi spazi dedicati alle persone con disabilità, ma purtroppo, come ha tenuto a precisare il Consigliere delegato della Città Metropolitana Giuseppe Bencivenga che ha portato i saluti del Sindaco della Città Metropolitana prof. Gaetano Manfredi, spesso questi spazi vengono occupati da chi non dovrebbe, esempio lampante il posto auto. L’assessore alle Politiche Sociali, Sport e impianti sportivi, Affari Generali e Istituzionale, Turismo, Associazionismo e Politiche Giovanili del Comune di Nola Giuseppe Napolitano, si è ricollegato al tema citando le organizzazioni sociali, come i Lions, che contribuiscono a rendere più viva che mai “l’inclusività”.

Importante ed incisivo l’intervento dell’attuale Governatore del Distretto 108 YA Lions Club International, dott. Pasquale Bruscino.

Rimanendo nell’area nolana, ha preso parola il direttore del museo, il dott. Giacomo Franzese, il quale ha molto a cuore questo tema e ha illustrato agli intervenuti che il museo archeologico di Nola ha sviluppato diverse disposizioni per rendere efficiente la visita anche alle persone con disabilità. La visita deve essere uguale per tutti, infatti le attività per i disabili dovrebbero essere normali, una normalità auspicata dall’ing. Ada Minieri, Consigliere Segretario dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Napoli che ha portato i saluti del presidente dell’Ordine e ha sottolineato l’importanza della formazione alla disabilità come insegnamento nelle scuole.

L’Avv. Arcangelo Urraro,  Segretario dell’Unione regionale dei Fori campani, ha portato i saluti dell’Unione e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola. L’inclusività, secondo l’avv. Arcangelo Urraro, va inserita nel percorso formativo di ognuno, anche autonomamente, visto il preoccupante 20% in meno di fondi rispetto alla media europea. C’è da dire che questo è stato sostenuto anche da altri interventi come quello della prof.ssa Maura Striano, Assessore alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli, della dott.ssa Esther Flocco, presidente nazionale dell’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici), dell’avv. Giusi Lanzaro,Presidente della II Circoscrizione Distretto 108 YA Lions Club International.

L’avv. Francesco Urraro,  Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato, in primis ha ringraziato il presidente del sitting volley di Nola, campione d’Italia, Guido Pasciari, responsabile della “normalità” di questo sport, oltre ogni difficoltà o discriminazione incontrate nei percorsi sportivi. Successivamente si è augurato che presto venga eliminato il Ministero delle disabilità, non per qualche avversione contro il governo, ma perché se dovesse cessare di esistere questo ministero, cesserebbero l’emergenza e le misure specifiche per i disabili e quindi si arriverebbe alla cosiddetta normalità con i diritti garantiti e tutelati.

In collegamento da remoto, come altri relatori, anche il prof. Massimo Fragola, Docente di Diritto dell’Unione Europea Università della Calabria e Presidente SSIP Seminario Permanente di Studi Internazionali, l’Ing. Franco Del Conte, Segretario Generale AIPROS (Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza), la dott.ssa Patrizia Ordasso, Responsabile DC AP Affari Sindacali Gruppo Intesa Sanpaolo che ha evidenziato come Intesa Sanpaolo usufruisca di un team di disability manager molto efficiente e l’attività svolta in favore delle lavoratrici e dei lavoratori  e delle loro famiglie nell’ambito del Gruppo anche in collaborazione con le OO.SS..

Il Dott. Giuseppe Desideri, Segretario Generale UMEC-WUCT World Union of Catholic Teachers ha evidenziato l’importanza del tema nell’ambito della formazione, della scuola e dell’Università e come si debbano creare interrelazioni.

Uno degli ultimi interventi invece è stato quello del prof. Alessandro Pepino, Delegato del Rettore per la Disabilità e DSA dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”con i suoi dati sul team della sua Università, che fornisce percorsi di laurea a persone con disabilità, con una diversificazione al processo formativo, ma, nonostante ciò, porta ad un 90% di occupati post-laurea. Il dato negativo riguarda sicuramente quel 10% di non occupati, formato da persone con gravi disabilità, molto spesso non prese in considerazione dalle aziende.

La dott.ssa Giovanna De Leo, Responsabile Cure Primarie ASL NA3 Sud – Distretto 5 A, Responsabile GMA “Squadra supporto dei Leader” Area statistiche e ricerca formativa Distretto 108 YA Lions Club International ha fornito dati comparandoli con quelli del professore Pepino.

Un ulteriore intervento in questo convegno ha visto protagonista l’ing. Paola Astuto, Coordinatrice Commissione Pari Opportunità dell’0rdine degli Ingegneri della Provincia di Napoli,  la quale ha proposto corsi di formazione finanziati con i fondi del Pnrr, per rendere la disabiltà parte integrante della vita quotidiana. Per segnalare gli impegni nel sociale e come Terzo Settore è intervenuto il dott. Maurizio Di Gennaro, Presidente CdA Coop. Umanista Mazra – Coop. soc. a r.l. Onlus.

Le conclusioni e i saluti sono stati tenuti dal dott. Giovanni Meo, Referente Distrettuale del Service “Un poster per la pace” e già Referente Distrettuale “Cani Guida” Distretto 108 YA Lions Club International., con la proiezione di un video sui cani guida.

Il tutto è stato reso possibile grazie alla moderazione e al coordinamento della giurista e giornalista Bianca Desideri che insieme all’avv. Claudio De Leo e con la collaborazione della dott. Gelsomina Cepparulo, consorte del presidente Manzi, ha organizzato l’evento per il Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”.

La presente tavola rotonda ha avuto valore per l’acquisizione di crediti formativi presso l’0rdine degli Avvocati di Napoli e presso l’0rdine degli Ingegneri della Provincia di Napoli.

Rocco Angri

 

 

(Foto: Modestino Annunziata e Lions Club Nola Host “Giordano Bruno” per gentile concessione)

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