‘O Napule 2023. Terzo scudetto

Chi téne cunuscenza d’’o pallóne

a dda dicere cu ttutto ‘o córe.

‘O Napule è nu vère squadrone

‘sti guagliune nc’hanno fatto onóre.

 

Chi tène curaggio e dì quaccósa?…

Chisti jucature songo una cósa!…

‘O scudetto se ll’hanno faticato,

niente a nnuje c’è state rialato.

 

Maradona è cuntento all’aldilà

tutta pittata azzurra è ‘sta Città.

Dint’’a ll’aria ‘sta festa se spase

 

Ggente â dinto e ffóre ‘e ccase,

pure se nun capisce d’’o pallóne

lle vene tanta voglia ‘e festiggià.

 

Armando Fusaro

4 maggio 2023

 

 

 

 

I diritti dei più fragili

A conclusione del primo ciclo di Conferenze seminari su “I diritti sociali e i cinque pilastri della salute ” oggi 31 maggio 2023, alle 17.00, presso il circolo culturale La Contea, via Toledo 418 Napoli, si terrà l’incontro dal titolo “I diritti dei più fragili”.
Il ciclo di conferenze/seminari, sui diritti sociali, promosso dal coordinamento di associazioni aderenti al “Progetto Vivere Meglio” conclude oggi la sua prima fase.
Il programma sinora svolto ha trattato il tema dei diritti in relazione alla Giustizia, al lavoro, all’ambiente.
L’incontro odierno riguarderà “I diritti dei più fragili” e verrà trattato dai relatori sotto molteplici ed inaspettati aspetti e modalità in quanto il concetto di fragilità è esteso a tutti gli esseri viventi e all’intera natura.
Moderatrice dell’incontro, la giornalista e giurista, dottoressa Bianca Desideri. Relatori: Avv. Angelo Pisani, Avv. Lucia Marino Mogli, sig. Giuseppe Sannino.

Porteranno la loro testimonianza: Dott. Raffaele Federico, presidente CITS; Avv. Giuseppe Fortunato , difensore civico regionale; Dott. Giuseppe Palmieri,  presidente Associazione Voce di… Vento aps; Dott. Francesco Borelli,  presidente Associazione in collaborazione con la BNM; Prof. Alessandro Pepino, delegato del Rettore per la disabilità e dsa della Università Federico II di Napoli; Prof. Paolo Valerio, presidente Comitato disabili uniti,  presidente onorario Sinapsi Università degli Studi di Napoli Federico II; Dott. Maria Rosaria Rondinella,  presidente Associazione Buona Sanità; Dott.ssa Chiara Scarpa, neuropsichiatra infantile; Dott. Pasquale Capone, neurologo, responsabile Cultura CITS; Dott. Carmine  Maturo, Eurpean Climat PaCT Ambassador in Italy; Dott. Raffaele Pavone, responsabile aziendale sindacato infermieri NURSIND; Dott. Atnonio Vitale, medico, ortopedico, fisiatra.

Il presidente de La Contea, Avv. Luciano Schifone, concluderà i lavori.

Emma de Franciscis: L’uomo che attraversò tre secoli

“L’uomo che attraversò tre secoli” è un romanzo storico. Esso ha, evidentemente, richiesto ricerche storiche accurate e meticolose. Quale metodo si è imposta di adottare per trattenere le informazioni e, poi, renderle narrativa?

Volevo raccontare i cambiamenti sociali di cui l’uomo è testimone e attore nel corso della propria vita, che non ha come limite gli anni compresi tra la data di nascita e quella di morte bensì somma almeno due generazioni prima (genitori e nonni) e due generazioni dopo (figli e nipoti). Nel caso del longevo Costanzo de Sanctis, che ha conosciuto la bisnonna e i bisnipoti, si sono raggiunti 140 anni, attraverso tre secoli.

Avendo iniziato a scrivere il romanzo nel 2019, sono andata a ritroso fino al 1879.

Inizialmente mi sono affidata alle mie conoscenze derivanti da letture, studi universitari, film e documentari visti, mi sono affidata alla descrizione di luoghi vissuti, luoghi dell’anima, scomposti e ricomposti come luoghi letterari, in questo modo ho posto le basi storico-geografiche del romanzo. Mi sono poi costantemente preoccupata di avere coerenza nella narrazione e per questo mi sono opportunamente documentata: ho verificato che il linguaggio dei dialoghi fosse coerente con l’epoca, ho fatto ricerche sugli usi, sull’alimentazione, sul modo di viaggiare, di vestire, sulle musiche, e su ulteriori elementi che, sebbene non presenti nella narrazione, sono serviti per comprendere appieno i personaggi e farli agire in modo coerente. Man mano che la trama prendeva forma e i personaggi si caratterizzavano, ho riempito il romanzo di dettagli di vita familiare e di eventi storici, elementi narrativi fortemente connessi.

Lei racconta la vita del longevo Costanzo de Sanctis vissuto fino a 140 anni.

In qual misura ha voluto che la Letteratura s’inserisse in un dibattito etico-medico circa la longevità?

Studi scientifici hanno fissato la “scadenza biologica” dell’uomo a 140 anni, traguardo che però non si riscontra nella realtà della vita; io ho trasposto questo limite nel “rimanere vivi” nella memoria e negli affetti.

I centotanti anni di Costì, per utilizzare un’espressione del romanzo a me cara, non sono un numero bensì un concetto: è importante riempie la vita di tanto affetto, tante esperienze e tante relazioni sociali.

Una saga che squarcia tradizioni familiari arrugginite ed obsolete.

Quali tratti assume la Storia nella ricerca di coordinate, d’interpretazioni univoche della realtà, di superamento delle contraddizioni del nostro complesso tempo?

Nel romanzo vicende storiche e vicende familiari si incontrano e si scontrano, muovendosi insieme sulla linea del tempo e determinando i cambiamenti sociali: talvolta lenti e silenziosi, altre volte conflittuali. La Storia entra nella famiglia e la famiglia entra nella Storia.

Non so parlare del superamento delle contraddizioni del nostro tempo perché la mia formazione non mi dà gli strumenti per farlo; nel romanzo ho affrontato il superamento delle contraddizioni delle epoche passate in quanto già conoscevo le conseguenze di tali cambiamenti, che ho potuto far diventare il pensiero di personaggi quale Arturo, capace di cogliere nel presente i semi dei cambiamenti del tempo.

Il percorso dei protagonisti si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole suspense.

Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria”?

Il tema della memoria è il filo conduttore del romanzo. Non esiste la famiglia se non c’è la memoria delle persone che vi hanno fatto parte e degli episodi, il più delle volte approdati leggenda, meritevoli di essere raccontati. Ugualmente non esiste la storia se non c’è la memoria dei fatti accaduti e di come questi abbiano influenzato la vita della famiglia. Memoria è rivolgersi al futuro, è tramandare, è non dimenticare.

E non far dimenticare è il compito di ciascuno di noi.

Il suo romanzo è stato edito dalla casa editrice Dante&Descartes, diretta dallo storico libraio di Mezzocannone Raimondo Di Maio, da sempre impegnato in un’editoria etica e civile.

Quale ruolo dovrebbe ricoprire la Letteratura in un contesto socio-economico come quello napoletano?

Ho incontrato Raimondo Di Maio un anno fa, mi fu presentato da un’amica comune, e da allora è nato un rapporto di stima reciproca e di amicizia.

Non farei distinzione tra ruolo della letteratura nel contesto napoletano e in altri contesti, un libro deve poter essere letto da chiunque e ovunque: l’autore deve usare un linguaggio che arrivi al cuore del lettore in maniera diretta e universale.

Questo è il compito della letteratura che io vivo come un momento di piacere e come uno strumento per migliorarsi e per arricchirsi. Di ogni libro che leggo, annoto almeno una frase; quando non annoto, allora il libro non mi ha lasciato nulla.

 

Emma de Franciscis, nata a Napoli nel 1968, dove vive e lavora come architetto. Il suo romanzo di esordio è “L’uomo che attraversò tre secoli”, edito nel 2022 dalla casa editrice Dante&Descartes.

Giuseppina Capone

Napoli tra bellezza e magia. Un’inchiesta straordinaria del vicequestore Santoro

Si presenta oggi nella Sala “Mario Borrelli” della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus nel cuore di Materdei a cura del Comitato Italiano  per la tutela della salute (C.I.T.S), della fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, dall’Associazione Culturale Napoli è, dal Gruppo Albatros del libro di Antonio R. Garofalo “Napoli tra bellezza e magia. Un’inchiesta straordinaria del vicequestore Santoro” per le Edizioni Albatros ci catapulta dal presente al passato, un viaggio a ritroso di 223 anni. Un salto nel passato nella migliore tradizione dei viaggi nel tempo.

Il protagonista, il vicequestore di polizia Alberto Santoro, torna a Napoli dopo ben venti anni di servizio nella lontana Alessandria e appena si affaccia nella sua città ne assapora da subito la plurimillenaria storia ripercorrendone le principali strade in particolare quelle a lui note quando era giovane e soffermandosi in luoghi cari che aveva dovuto lasciare per il suo lavoro.

Nato a via Mezzocannone 109, aveva vissuto a via Atri e lì subito era ritornato trovando la sua vecchia abitazione così come l’aveva lasciata. I primi contatti con la sua nuova vita napoletana li ha con il capo della squadra mobile Roberto Fantini che si dichiara immediatamente felice di averlo con loro.

Santoro lascia l’ufficio e prosegue il suo percorso alla riscoperta di Napoli arrivando al Conservatorio di San Pietro a Majella, lì accanto c’è una libreria nella quale da sempre avrebbe voluto entrare ma non l’aveva mai fatto. E’ arrivato il momento di togliersi la curiosità di vedere com’è all’interno, entra e vede tantissimi libri, vecchi scaffali e dietro questi la sagoma di una porta, scosta qualche scaffale e oltrepassa il varco ritrovandosi in un passaggio buio. Senza timore vi entra e dietro di lui la porta si chiude, non gli resta che andare avanti nel suo cammino per trovare un’altra via di uscita. Alla fine sbuca nella sala del coro di una chiesa. Dopo poco chiude gli occhi e incomincia quella che è la sua avventura, indietro nel tempo, al 10 giugno 1799.

Si ritrova d’improvviso per due giorni in quel fine Settecento “alle prese con rivolte popolare, illustri personaggi dell’Illuminismo e, tra l’altro un omicidio da risolvere”.

Ci fermiamo qui lasciando ai lettori scoprire con quali personaggi il vicequestore entra in contatto e quali episodi vive e il mistero che lo ha condotto a vivere quell’esperienza.

Bianca Desideri

 

 

“Napoli tra bellezza e magia”: la storia raccontata come un giallo

Sabato 27 maggio a Napoli, alle ore 10,30, presso la  Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus in piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, si terrà la presentazione del volume di Antonio R. Garofalo, “Napoli tra bellezza e magia”, Edizioni Albatros.
L’iniziativa è organizzata dal Comitato italiano per la tutela della salute C.I.T.S. in collaborazione con la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, l’Associazione Culturale Napoli è, il Gruppo Albatros.
L’Autore, appassionato di storia ed Autore di altri volumi, con ottime capacità narrative, introduce il lettore, grazie ad un gradevole artificio “magico”, nella storia napoletana del 1799, descrivendo l’ambiente con perizia antropologica, che mai deborda in noiosa trattazione erudita, rendendo accattivante la lettura che si snoda veloce.
Centrale il giallo che il commissario Santoro, protagonista del libro, deve risolvere.
Si tratta di una modalità di approccio alla storia che rende interessante e a tratti appassionante, l’incontro del lettore con pagine di storia lontane dalla conoscenza dei più, e con personaggi storici e non che qui prendono vita, staccandosi dalle pagine polverose dei libri per diventare, quasi, dei compagni di viaggio.
L’autore ne parlerà con Bianca Desideri, giornalista.
Interverranno Antonio Lanzaro, presidente Fondazione Casa dello Scugnizzo e Pasquale Capone , responsabile del settore cultura del C.I.T.S.

“Napoli tra bellezza e magia”: la storia raccontata come un giallo

Sabato 27 maggio a Napoli, alle ore 10,30, presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus in piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, si terrà la presentazione del volume di Antonio R. Garofalo, “Napoli tra bellezza e magia”, Edizioni Albatros.
L’iniziativa è organizzata dal Comitato italiano per la tutela della salute C.I.T.S. in collaborazione con la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, l’Associazione Culturale Napoli è, il Gruppo Albatros.
L’Autore, appassionato di storia ed Autore di altri volumi, con ottime capacità narrative, introduce il lettore, grazie ad un gradevole artificio “magico”, nella storia napoletana del 1799, descrivendo l’ambiente con perizia antropologica, che mai deborda in noiosa trattazione erudita, rendendo accattivante la lettura che si snoda veloce.
Centrale il giallo che il commissario Santoro, protagonista del libro, deve risolvere.
Si tratta di una modalità di approccio alla storia che rende interessante e a tratti appassionante, l’incontro del lettore con pagine di storia lontane dalla conoscenza dei più, e con personaggi storici e non che qui prendono vita, staccandosi dalle pagine polverose dei libri per diventare, quasi, dei compagni di viaggio.
L’autore ne parlerà con Bianca Desideri, giornalista.
Interverranno Antonio Lanzaro, presidente Fondazione Casa dello Scugnizzo e Pasquale Capone , responsabile del settore cultura del C.I.T.S.

Domani si inaugura la mostra fotografica Storie di pietra

Storie di Pietra. Una passeggiata fotografica alla scoperta di gioielli d’arte e cultura: I Castelli, le vie, le strade, i monumenti  di Napoli – La Napoli dei Sedili  – I Castelli pavesi”, questo il titolo della mostra fotografica organizzata dall’Associazione Culturale “Napoli è” in collaborazione con il Museo dei Sedili di Napoli, l’Associazione Fotografica Frascarolo, l’Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania e la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

L’evento inaugurale si terrà a Napoli venerdì 19 maggio 2023 ore 17.00 presso la Sala espositiva del Centro Studi & Ricerche “Mario Borrelli” della  Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus  in piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3.

 

(Foto Nicola Massaro)

I Lions e la settimana mondiale della sicurezza stradale

“In occasione della settimana mondiale della sicurezza stradale saranno realizzati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dal 15 al 21 maggio 2023, una serie di eventi  su tutto il territorio nazionale.

Naturalmente la Direzione Generale territoriale del sud, che da sempre promuove con iniziative di vario genere la diffusione della cultura della sicurezza stradale, intesa anche come strumento per recuperare e sviluppare le regole della cittadinanza, non poteva mancare all’appuntamento.

«Oggi più che mai il tema della sicurezza stradale è attuale – ha evidenziato Umberto Volpe, Direzione Generale Territoriale del Sud del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti  – basti pensare ai dati statistici sugli incidenti stradali che ogni anno vengono pubblicati  dall’ISTAT. Dopo la pandemia, purtroppo, gli incidenti hanno subito un incremento rendendo più arduo il raggiungimento dell’obiettivo che l’Unione Europea ha fissato nel Piano Nazionale Sicurezza Stradale, ovvero di ridurre il numero di morti e feriti per incidenti stradali di almeno il 50% tra il 2020 ed 2030. In tale contesto riveste primaria importanza, dunque, l’attività di prevenzione che deve coinvolgere soprattutto gli studenti di scuole di ogni ordine e grado. Abbiamo, quindi, pensato di realizzare due manifestazioni, alle quali parteciperanno le scuole secondarie di I e II grado, nel territorio di competenza della Direzione Generale territoriale del sud: una a Bari il 15 maggio p.v. ed una il 19 maggio a Napoli. Gli eventi saranno impreziositi dai contributi degli Organi di Polizia Stradale, del personale di primo soccorso, della Federazione Motociclisti Italiani, delle associazioni di categoria delle autoscuole più rappresentative a livello nazionale, UNASCA e CONFARCA, e del Lions Club international.”

Storie di Pietra. Una passeggiata fotografica alla scoperta di gioielli d’arte e cultura: I Castelli, le vie, le strade, i monumenti  di Napoli – La Napoli dei Sedili  – I Castelli pavesi

Storie di Pietra. Una passeggiata fotografica alla scoperta di gioielli d’arte e cultura: I Castelli, le vie, le strade, i monumenti  di Napoli – La Napoli dei Sedili  – I Castelli pavesi”, questo il titolo della mostra fotografica organizzata dall’Associazione Culturale “Napoli è” in collaborazione con il Museo dei Sedili di Napoli, l’Associazione Fotografica Frascarolo, l’Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania e la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

L’evento inaugurale si terrà a Napoli venerdì 19 maggio 2023 ore 17.00 presso la Sala espositiva del Centro Studi & Ricerche “Mario Borrelli” della  Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus  in piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3.

“L’idea di realizzare la mostra è nata all’indomani del gemellaggio avvenuto nel 2020 tra l’Associazione Culturale “Napoli è” e l’Associazione Fotografica Frascarolo entrambe affiliate alla FIAF – evidenzia la giornalista Bianca Desideri co-curatrice e coordinatrice dell’evento. Dal progetto iniziale che prevedeva l’esposizione fotografica di scatti legati al solo percorso della Napoli dei Sedili e di alcune strade e monumenti del centro storico –  prosegue Bianca Desideri –  abbiamo poi pensato, con il presidente dell’AFF Claudio Babilani e con i fotografi dei du

e circoli FIAF, di arricchire ulteriormente il percorso e dedicare una sezione di questa mostra anche ai Castelli coinvolgendo il prestigioso Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania che ringrazio per la continua attenzione verso le iniziative legate al recupero della storia dei Sedili di Napoli di cui l’Associazione Culturale “Napoli è” ormai da quasi un trentennio si occupa con il progetto “Rivive la Napoli dei Sedili. Il Palio dei Sedili”. Sarà possibile così conoscere oltre ai Castelli di Napoli anche i Castelli pavesi. Un forte ringraziamento va al presidente dell’IIC Campania prof. arch. Leonardo Di Mauro e al vice presidente arch. Luigi Maglio e al presidente della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus prof. Antonio Lanzaro che ospita presso la Fondazione il Museo dei Sedili di Napoli e ha favorito immediatamente la realizzazione di questa iniziativa”.

La mostra fotografica, che successivamente sarà esposta anche nel castello Ducale di Vigevano, costituisce un importante momento culturale e turistico in cui fotografia, storia, architettura, urbanistica, arte, sono le protagoniste di un evento che mira a far conoscere “gioielli di arte e cultura”  di Napoli e del Pavese a tutti coloro che la visiteranno, napoletani e turisti che affollano la nostra città, candidandosi attraverso il Museo dei Sedili di Napoli che l’accoglierà come mostra permanente ad essere stimolo per un ulteriore itinerario da visitare.

La mostra realizzata in occasione del Maggio dei Monumenti 2023 – degli eventi  del progetto Rivive la Napoli dei Sedili. Il Palio dei Sedili  e del gemellaggio dei Circoli Fotografici FIAF Associazione Fotografica Frascarolo e Associazione Culturale “Napoli è”, col patrocinio morale dall’Ecomuseo del paesaggio lomellino e manifestazione riconosciuta R10/2023 dalla FIAF Campania (Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche) presente con il suo delegato regionale Francesco Soranno,  è curata da Claudio Babilani, Laura Bourellis, Bianca Desideri e Alessia Fresca.

In mostra gli scatti fotografici degli autori: Claudio Babilani; Natalino Berti; Luca Candiani; Alberto Costa; Natalina Costa; Angela Luigia Ferrari; Giorgio Fiocco; Rocco Landino; Domenico Marangon; Sara Pellegrini; Paolo Pianca; Mario Vettorello; Francesca Vitale; Giovanni Vitale (Associazione Fotografica Frascarolo); Laura Bourellis, Alessandra Desideri, Rossella Marchese, Nicola Massaro (Associazione Culturale “Napoli è”); Antonio Amitrano; Alessia Fresca; Lucio Sisto; Mirko Sisto (Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania).

La mostra resterà aperta dal 19 maggio fino al 29 settembre 2023 dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 16.00.

Contatti: Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus tel.: 081-5641419

 

(foto coperte da diritti – Non è possibile la riproduzione senza il consenso degli Autori e dell’Associazione Culturale Napoli è)

Lucrezia Lombardo: Una vita di lampo. Portraits de poètes

Lei ripercorre la produzione letteraria italiana del XX secolo.

E’ possibile individuare caratteristiche comuni alla poesia contemporanea?

Si, credo che ogni epoca influenzi in qualche modo la produzione letteraria che le è propria. Le differenze tuttavia permangono, nella misura in cui ciascun autore è figlio del proprio personale percorso e dei propri vissuti. Detto questo, il contesto storico-sociale in cui si colloca una certa produzione, influenza in parte il linguaggio che si viene a creare. Nello specifico, gli autori protagonisti del libro “Una vita di lampo” hanno in comune un sentire: sono tutti figli della secolarizzazione, tutti parimenti chiamati a confrontarsi con le trasformazioni che la società occidentale vive dal XIX secolo in poi, con l’avvento dell’industrializzazione, le prime lotte per i diritti delle donne, la nascita della psicoanalisi freudiana, lo sviluppo della questione sociale e, più avanti, con due guerre mondiali che si susseguono, con i Totalitarismi che annullano le libertà fondamentali e, successivamente, con l’affermazione del consumismo e di una società che cresce nel benessere materiale, ma  che sempre di più sottostà a leggi economiche e tecniche. Un altro tratto comune che si riscontra negli autori protagonisti del libro, è la tensione esistenziale, che rende la loro produzione incentrata su interrogativi di senso, che spesso configgono con una realtà storica che, di contro, tende – vuoi per ragioni politiche, vuoi per ragioni economiche – a sacrificare l’interiorità dell’essere umano.

Applicando differenti prospettive ad altrettante corrispettive esperienze che l’uomo con le sue attitudini, peculiarità e tessuti relazionali si trova ad affrontare, ritiene che il verso possegga la potenza per scarnificare l’uomo nella sua complessità e totalità?

A questo proposito ritengo che nessun linguaggio, teoria, o scienza possano sondare definitivamente l’essere umano, inclusa la poesia. L’uomo resta, in ultima analisi, un mistero destinato solo in parte ad essere compreso e a comprendersi. Quelle discipline che pretendono di scarnificare sino in fondo la struttura umana, presentano infatti – come la storia ci ha dimostrato – elementi totalizzanti e una spinta alla perfezione pericolosissimi. Al contempo è bene continuare a sondare il sentite umano, ma senza la pretesa di una sistematicità definitiva. Solo il mistero che giace in seno all’uomo slava la vita da derive di morte, da esiti strumentali, dall’oggettificazione e dai riduzionismi oggi tanto di moda, specie in certi ambiti disciplinari. Il linguaggio poetico può casomai mettersi in ascolto di questo mistero ed essere il più adatto a cantare l’insondabilità dell’essere-venuti-al-mondo.

Montale, Caproni, Sinisgalli, Penna, Fortini, Sanguineti, Quasimodo, Macario, Luzi, Pozzi, Negri, Campana, Saba, Pasolini, Sereni, Bertolucci e la “terza generazione poetica” tradotti in francese.

Quali le difficoltà insite nel processo traduttivo della versificazione?

Ritengo che tradurre poesia sia assai complesso, anche in virtù del fatto che i versi devono conservare la loro originaria musicalità, un elemento, questo, assolutamente connesso alle liriche. Se poi consideriamo che la poesia è spesso espressione antiempirica di un invisibile, canto di un sentire, vetrata di immagini che sforano la logica razionale, comprendiamo bene come il tradurre debba essere anzitutto uno “spogliarsi delle proprie proiezioni”, per farsi ascolto autentico del verso. Il lavoro del traduttore somiglia dunque a quello dell’autore di icone, che è chiamato a ridurre il proprio ego, per lasciare spazio all’altro-da-sé.

Tanti gli esponenti della poesia novecentesca esaminati.

Quali sono stati i criteri che ha adottato per compiere una scelta?

Ho cercato di scegliere gli autori, a mio parere, più originali e di rilievo per la loro ricerca letteraria, tuttavia, non nego un criterio di predilezione. Ho cercato altresì di conciliare la rilevanza di poeti conclamati dalla critica,  con il mio gusto, che mi ha portato a scegliere anche “nomi minori”, che ritenevo importanti per lo stile, per i contenuti, o per le scelte esistenziali anticonformistiche. Ho infatti voluto elaborate un libro dedicato, in qualche modo, ad autori non-conformi, non di sistema e che hanno avuto, ciascuno a proprio modo, il coraggio di “andare contro” per scelte personali e per i temi trattati.

Portraits de poètes” è una raccolta di saggi realizzata in collaborazione con la rivista letteraria italo-francese “La Bibliothèque Italienne”.

Quanto è diffusa in Francia la poesia italiana?

In Francia esiste un vasto bacino che apprezza e conosce la poesia italiana (almeno quella più nota del Novecento), ma questo interesse mi pare che scarseggi nei confronti degli autori contemporanei. In Italia, infatti, la poesia contemporanea tende ad essere chiusa nei soliti circuiti, di cui fanno parte i soliti nomi, solidali tra loro per legami personali. Nel nostro paese è perciò complesso far emergere davvero il nuovo, consentire a chi ha davvero qualcosa da dire di essere ascoltato, a causa della solita logica “del giro di conoscenze”. In Francia invece c’è più apertura, una insofferenza atavica verso “la poesia da salotto con i soliti nomi” e questo spirito di autenticità è ciò che spinge i francesi ad essere, almeno in parte, poco curiosi nei confronti del nostro modo attuale “di concepire i poeti e la poesia”.

 

Lucrezia Lombardo

Dopo la maturità classica si laurea in Scienze filosofiche a Firenze con il massimo dei voti. Lavora quindi come curatrice, autrice di testi d’arte contemporanea e come giornalista, specializzandosi con vari corsi di perfezionamento e con un master in gestione dei beni culturali. Attualmente l’autrice scrive per alcune riviste letterarie internazionali, insegna Storia e Filosofia presso un liceo e collabora con vari atenei privati come docente di Storia della filosofia contemporanea, oltre ad aver conseguito una specializzazione triennale come Counselor psicologico a indirizzo psicobiologico. Dal 2020 Lombardo è co-direttrice e curatrice della galleria d’arte contemporanea “Ambigua” di Arezzo e si occupa di poesia da diversi anni, sia come autrice, che come redattrice (collabora infatti per la rivista letteraria italo-francese “La Bibliothèque Italienne” ed è responsabile del blog culturale del quotidiano ArezzoNotizie). Le sue raccolte poetiche: La Visita (Giulio Perrone 2017), La Nevicata (Castelvecchi 2017), Solitudine di esistenze (Giulio Perrone 2018), Paradosso della ricompensa (Eretica 2018), Apologia della sorte (Transeuropa 2019), In un metro quadro (Nulla Die 2020), Amor Mundi (Eretica 2021), con prefazione del poeta e regista Mauro Macario, Cercando il mezzogiorno (Helicon 2021), L’errore della luce (Ensemble 2022), Il gelsomino indiano (Cosmopoli 2023, italiano e romeno).

Giuseppina Capone

 

 

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