Settimana a tutto gas con il Classic Car Club Napoli

Festa dei 100 anni dell’Aeronautica Militare e XXVI Rievocazione Storica del Gran Premio di Napoli.

Settimana intensa per il Classic Car Club Napoli che riunirà i soci in due grandissime manifestazioni: la prima ha visto oggi la partecipazione del sodalizio partenopeo alla Festa dei 100 anni dell’Aeronautica Militare all’aeroporto militare di Grazzanise e, in data e orario inusuale, la rievocazione storica del Gran Premio di Napoli – Circuito di Posillipo il pomeriggio del 19 maggio.

La Festa dei 100 anni dell’Aeronautica Militare a Grazzanise, dove è di stanza il 9° Stormo Francesco Baracca, ha visto un coinvolgimento emotivo notevole, legato al Cavallino Rampante simbolo dell’eroe della Grande Guerra che venne donato alla Scuderia di Maranello. Saranno infatti le Ferrari della sezione Ferrasi del Classic Car Club Napoli a fare da apripista agli altri veicoli storici del sodalizio partenopeo e di altre associazioni. Il comandante della base ha organizzato una grande manifestazione per celebrare il centenario.

Venerdì 19 maggio, questa volta alle ore 17,30, torna in scena la rievocazione storica del Gran Premio di Napoli – Circuito di Posillipo. Rinviata per consentire lo svolgimento della tanto attesa festa del 3° scudetto del Napoli, il sodalizio partenopeo di veicoli d’epoca lancia la novità del “Raduno serale” con le vetture storiche che verranno schierate sul viale Virgilio, antico rettilineo di partenza di una delle corse automobilistiche più affascinanti degli anni 50.

Il Gran premio di Napoli di Formula 1ebbe la sua epopea dal 1934 al 1962 e sul circuito di Posillipo, lungo 4 chilometri, si sono affrontati campioni del calibro di Tazio Nuvolari, Nino Farina, Juan Manuel Fangio, Alberto Ascari e indimenticati campioni napoletani come Mennato Boffa che, nel 1960, riuscì a sbaragliare la concorrenza e venne portato in trionfo da una folla impazzita di felicità.

Il programma della manifestazione prevede l’arrivo dei partecipanti alle 17.30 con la abituale mostra statica, e non mancherà la consueta prova di abilità a cronometro che determinerà la classifica valida per il campionato sociale. Al termine i partecipanti alla XXVI Rievocazione Storica del Gran Premio di Napoli – Circuito di Posillipo si riuniranno a Villa Lucrezio (alla fine del rettilineo di partenza) per la cena sociale e la cerimonia di premiazione.

 

(Nella foto: mostra statica sul Viale Virgilio)

Napoli finalmente si avvera il sogno del 3 scudetto, domenica si replica la festa al Maradona

Un’atmosfera di attesa e di festa quella che si è vissuto e si continua a vivere in questi giorni a Napoli per il tanto atteso scudetto che finalmente si è concretizzato in trasferta. Sono stati necessari ben 33 anni perché finalmente i tifosi del Napoli potessero festeggiare il terzo scudetto in città e in tutto il mondo.

Un cocktail vincente quello che ha portato alla vittoria, una vittoria corale dell’intera squadra, dei tifosi e di tutta la città che da mesi ha atteso e preparato la festa colorando con nastri di bianco e azzurro le vie di una Napoli invasa dai turisti.

Un sogno tanto atteso ma ben costruito nel corso degli anni, da quel doloroso cammino di rimonta dalla serie C fino alla vittoria che ha coronato attesa e sacrifici.

Domenica al Maradona sarà sicuramente di nuovo festa.

Antonio Desideri

40 anni di attività per il Classic Car Club Napoli

Il Classic Car Club Napoli è giunto al quarantesimo anno di attività! Un bel traguardo per un sodalizio che ha saputo radicarsi sul territorio diventando il punto di riferimento per gli amanti dei veicoli d’epoca: federato ASI (Automotoclub Storico Italiano) è al primo posto in Italia come numero di soci, anche quest’anno sopra le 5.000 unità; ben 18 Manovelle d’Oro (massimo riconoscimento ASI per qualità delle manifestazioni organizzate) conquistate negli ultimi 25 anni; da quest’anno il Triangolo d’Oro ha ricevuto il FIVA National Event Certificate che inserisce il più rinomato raduno del sodalizio napoletano fra i migliori al mondo. Sono questi alcuni dei traguardi più prestigiosi nella bacheca del Club. L’associazione napoletana è attivissima nella promozione della cultura motoristica e del territorio in cui vive e opera. I suoi raduni fanno conoscere la nostra regione e la nostra enogastronomia, risultando un volano eccezionale nel pubblicizzare turisticamente la Campania e le sue eccellenze.

Artefice di questo successo è senza ombra di dubbio il presidente Giuseppe Cannella, da 27 anni alla guida del Classic Car Club Napoli. Si schernisce il presidente: “noi abbiamo sempre lavorato con tanta passione e umiltà, consapevoli però delle nostre capacità. Tutto è partito nel 1996 con Vincenzo Sportiello, che mi propose di intraprendere questa avventura. Il Classic Car Club Napoli aveva all’epoca 92 soci e c’erano mire per smembrarlo da parte di altri club più strutturati ed importanti in Campania. Fu quasi una scommessa”.

Con Vincenzo Sportiello e Luigi Iervolino (ancora oggi attivissimo all’interno del Club) comincia l’avventura. Giuseppe (Geppino per tutti) Cannella mette tutta la sua grande esperienza maturata nell’automobilismo agonistico per rilanciare il Classic Car Club Napoli: “Negli anni in cui mi cimentavo al volante nelle gare locali fondai la prima scuderia la “33” e dopo pochi anni, insieme a Dario Cusani e Ciro Nappi, creammo la Scuderia Vesuvio. Furono anni entusiasmanti e, grazie al lavoro di tutti, diventammo un punto di riferimento importantissimo per i piloti dell’epoca. Basti pensare che in poco tempo la Scuderia Vesuvio divenne la più grande squadra corse del centro sud Italia e ci levammo anche moltissime soddisfazioni con risultati di prestigio sia in Italia che all’estero. I ruoli all’epoca erano ben definiti: Ciro era il presidente, Dario era il direttore sportivo ed io il direttore tecnico. Intanto ero passato a correre con le Sport Prototipo: avevo una Chevron B19/21 con motore Cosworth 1.600 cc con cui ho gareggiato fino al 1979. Qui c’è un aneddoto che mi piace raccontare: ho corso per ben 7 anni con le stesse gomme, scelsi apposta una mescola molto dura per non doverle cambiare spesso, visti i costi, ma comunque riuscii a centrare ottimi risultati, con tante vittorie di classe. Con la Vesuvio creammo anche una scuola piloti ed anche lì siamo riusciti a lasciare il segno”.

Ma la passione per i motori di Geppino Cannella parte ancora prima: “avevo 6 anni quando scappavo in officina da mio padre ad ogni minima occasione. Lui non era molto contento ma a me inebriava l’odore della benzina ed il rombo dei motori. Ero capace di stare ore ad osservare il lavoro. Poi mio padre mi portò a vedere il Gran Premio di Napoli e lì fu la fine… – racconta sorridendo – negli anni successivi non nascondo che marinai la scuola per correre a vedere le prove del Gran Premio, letteralmente rapito dalle Formula 1 dell’epoca. Ricordo che un volta ero nel paddock e potetti avvicinarmi alla Vanwall di Stirling Moss che fu la prima vettura di Formula 1 a montare i freni a disco. La macchina era appena rientrata ai box ed io allungai le mani su quel disco scottandomi irrimediabilmente…”.

La sua esperienza continua, anche se ostacolata vivacemente dal padre: “Lui era un ex militare, abituato a comandare e non accettava insubordinazioni. Io ero attratto dalla meccanica. Ad undici anni approfittai di una sua assenza in officina per assemblare il motore di una Fiat 110. Lui tornò trovandomi a lavorare e ricordo ancora la sua reazione. Ma subito dopo mi impose di finire il montaggio e se avessi sbagliato avrei avuto il resto appresso… Quello fu il primo motore che completai ed anche se mio padre non era un uomo molto espansivo, lessi nei suoi occhi un’orgogliosa approvazione per il lavoro svolto”

Poi cominciarono le corse: “con la Fiat 500 con cui giravo tutta la settimana. Aspettavo il venerdì sera, quando mio padre andava via dall’officina per montare l’assetto e fare la messa a punto alla mia 500 e poi il sabato andavo sui campi di gara. Ho cominciato con le cronoscalate perché erano, all’epoca, le meno costose e le più vicine a Napoli. Per correre in pista avrei dovuto andare a Vallelunga, dopo Roma, e diventava certo più complicato”

Ma torniamo al Classic Car Club Napoli ed al 1996: “cominciammo questa avventura senza avere un piano preciso e conoscenze specifiche nel campo delle auto d’epoca. Avevo competenza tecnica ma su molte cose ho dovuto praticamente riformarmi professionalmente. Abbiamo seguito il cuore, cercando di raggruppare gli amici appassionati di auto. Cominciammo ad incontrarci ad ascoltare tutti i suggerimenti e cominciammo ad organizzare i primi raduni. Con il passato corsaiolo di molti soci era naturale che nascesse la Rievocazione Storica del Gran Premio di Napoli e fu subito un grande successo. A ruota sono nati il Tour della Penisola, 5 giorni in giro per i luoghi più belli della costa amalfitana e sorrentina, il Triangolo d’Oro e Ischia in Rosso (dedicato alle Ferrari di ogni epoca), 8 giorni sull’isola verde, che oggi sono i nostri raduni più importanti ed apprezzati anche a livello internazionale. Poi cominciai a capire il mondo ASI e a stringere rapporti con il presidente Roberto Loi. Sono stato commissario per i concorsi di eleganza, vice presidente della commissione tecnica e per molti anni anche consigliere federale. Ed intanto cresceva la struttura del club”

Poi giunse un socio giovane che voleva iscrivere la Lancia Appia di famiglia: “nel 2000 si presentò al club Raffaele Cocozza. All’epoca faceva un altro lavoro, ma si dimostrò appassionato e ricco di iniziativa. Oggi è il vicepresidente del Classic Car Club Napoli ed ha cominciato anche lui ad essere molto apprezzato in ASI. Per il Classic Car Club Napoli è diventato un pilastro insostituibile. Con mia moglie Giosy(che è sempre stata al mio fianco), Valentina e Teresa sono la struttura portante del nostro sodalizio: senza il loro appoggio e dedizione difficilmente si sarebbero raggiunti questi risultati”.

Oggi il Classic Car Club Napoli è certamente una realtà consolidata ed apprezzata nel settore delle vetture d’epoca: “nel tempo ci siamo strutturati, e non solo dal punto di vista amministrativo. Abbiamo inaugurato nel 2007 la nuova sede del Club: siamo ad Agnano ed abbiamo un bell’ufficio con capannone e officina annesso, dove, fra l’altro, si tengono le nostre sedute di omologazione ASI sempre molto numerose: basti pensare che viaggiamo su 50-60 richieste all’anno di Targa Oro ASI, che è il massimo riconoscimento che la nostra federazione rilascia ai veicoli storici esaminati. Da 5 anni abbiamo acquisito una struttura adiacente che è diventato il nostro circolo culturale. Qui teniamo assemblee e premiazioni annuali, ma soprattutto l’idea è quella di lanciare un “Club” all’inglese, dove i soci possono riunirsi, consultare la libreria che stiamo facendo crescere, grazie anche alla generosità dei nostri iscritti, e scambiarsi informazioni. O anche passare qualche ora in compagnia. Nel nostro quarantesimo anniversario in questa sede terremo incontri e convegni sull’automotive e sulla promozione turistica della nostra regione”

Ma per Geppino Cannella, la voglia di fare, di migliorarsi, non si ferma qui: “cerchiamo di offrire sempre il massimo nella vita del club. Già l’assistenza a 360 gradi per la parte burocratica (pratiche, assicurazione) e, quando serve, anche consulenza tecnica. Le nostre manifestazioni puntano sempre all’eccellenza con i migliori alberghi, come il Regina Isabella a Lacco Ameno o l’Excelsior Vittoria a Sorrento, ed i migliori ristoranti dei luoghi da noi visitati. Credo che questa sia la base irrinunciabile delle iniziative targate Classic Car Club Napoli”.

Fra i sogni da inseguire c’è una “vera” rievocazione del Gran Premio di Napoli: “con le prime edizioni speravamo di spronare la giunta comunale a risistemare l’asfalto del vecchio circuito di Posillipo. Certo non sarebbe proponibile una gara automobilistica, ma far girare ad andatura turistica le vetture che all’epoca parteciparono a quella gara sarebbe straordinario. In altre città come Bari o Pescara questo si fa. Noi siamo limitati al solo rettilineo di partenza che è ancora, almeno in parte, transitabile. Il resto del tracciato è impraticabile anche per un fuoristrada, figuriamoci per vetture di Formula 1 o Prototipi. Spero sempre che i nostri amministratori si rendano conto di quale volano per il turismo potrebbe essere una manifestazione del genere”.

E poi a settembre la grande festa dei 40 anni: “stiamo preparando qualcosa di importante. Credo che ce lo meritiamo noi e tutti i nostri soci”.

Ilio Ascione

Ivana Margarese: Tra amiche

Nel canone dei trattati sull’amicizia, da Aristotele a Bataille, i legami femminili non trovano accoglienza. Quali ragioni ravvede all’interpretazione della solidarietà di genere come un privilegio maschile?

Aristotele nel IV secolo a. C considerava la donna per natura inferiore all’uomo. Nella Politica scrive «il maschio è per natura migliore, la femmina peggiore, l’uno atto al comando, l’altra all’obbedienza».

Con rare eccezioni, le donne sono state escluse a lungo dalla politica e dal canone. Semplicemente non venivano considerate argomento di discussione se non in relazione all’uomo, per sottolinearne la diversità e l’inferiorità, soprattutto nell’azione del pensiero. È noto che a fino al Settecento discipline come la filosofia o la matematica fossero considerate dannose per l’educazione femminile perché lontane dal sollecitare l’amabilità della donna che risiedeva soprattutto nell’umiltà e nell’obbedienza.

Ecco che i legami femminili rimangono non riconosciuti o imprigionati in una rappresentazione che vede le donne rivali tra loro e incoraggia il sospetto e l’ostilità piuttosto che la condivisione. Pensiamo ai miti greci o alle fiabe e a come raccontano le figure femminili. Invece a pensatrici come Hannah Arendt, Simone Weil, Maria Zambrano si devono pagine fondamentali sul valore del sentimento di amicizia. Pagine che sono a mio parere preziose e meritano di essere riscoperte.

“Tra amiche” non discute l’amicizia da un punto teorico o concettuale.

Perché questo cambio di paradigma dall’astratto al vissuto?

Il progetto di questo libro nasce dai miei studi su Arendt, Weil, Cavarero. Arendt promuove un modello teorico che concepisce l’esistenza quale sé incarnato, esposto fin dalla nascita alle relazioni con gli altri, e riconosce nel rapporto tra amici più che nell’astratta fratellanza il fondamento della comunità. Anche il pensiero di Simone Weil dà grande valore all’esercizio dell’amicizia. Nell’amico, scrive la filosofa francese, si ama un particolare essere umano come si vorrebbe poter amare ciascun componente dell’umanità. Cavarero riporta l’attenzione della filosofia alla specifiche differenze dei corpi piuttosto che all’uomo astratto e universale.

Ecco che mi interessava non teorizzare ma mostrare attraverso un progetto corale alcune tra le tante storie di donne che hanno tratto alimento e sostegno dalla loro relazione. Abbiamo raccontato storie di relazioni privilegiate tra donne che hanno incoraggiato la loro capacità di vedere, pensare e creare.

Un arcipelago di punti di enunciazione attraverso cui vedere più cose diversamente e fare di questi molteplici punti di vista avvio per molteplici punti di azione. Basarsi sui vissuti comporta un cambiamento di paradigma: non si tratta di trattare l’amicizia come teoria o come concetto, ma di guardare invece al fatto concreto di un legame che, nel suo esercizio, si rende politica e stimolo creativo, oltre che emotivo, considerando la creazione un’azione comunitaria.

La ricostruzione dei percorsi di diverse amicizie esemplari al femminile trae origine dal mito e giunge alla contemporaneità.

Qual è stato il criterio selettivo e discriminante?

La scelta fatta è stata inevitabilmente parziale ma le esperienze di molte donne qua non raccontate sono comunque presenti e attive.

Ho coinvolto nel progetto scrittrici che conosco e stimo e che hanno esperienza in un particolare ambito di ricerca, dalla filosofia del tragico al teatro, alla letteratura russa, alla cultura visuale e così via. Ho chiesto loro di scegliere e di raccontare una storia di amicizia reale o immaginaria che avesse a che fare con il pensare come azione e cambiamento.

Avremmo potuto continuare… mi piace pensare sia stato un avvio.

Ginevra Amadio, Valentina Di Cesare, Alessandra Filannino Indelicato, Dafne Leda Franceschetti, Francesca Grispello, Margherita Ingoglia, Ivana Margarese, Antonina Nocera, Maria Oliveri, Chiara Pasanisi, Daniela Sessa.

Contributi dalla saggistica alla narrativa ed un terreno d’indagine: esiste l’interazione fra idee e relazioni affettive?

La risposta alla domanda è senza dubbio sì. Abbiamo voluto mostrare con i contributi di questo libro a metà tra la saggistica e la narrativa che pensare non può essere considerato un atto isolato ma si nutre di sinergie e scambi: solo nell’incontro con l’altro il pensiero diventa fecondo.

Sgombrato il campo dall’idea che spesso serpeggia dei rapporti tra donne viziati dalla rivalità, quale legame tra quelli ricordati le è più caro?

All’interno del testo ho scritto due saggi dedicandomi all’amicizia tra Cristina Campo e Margherita Pieracci, la celebre Mita delle lettere di Campo, e al legame tra Hannah Arendt e Mary McCarthy.

Hannah Arendt e Cristina Campo avevano certamente entrambe il talento dell’amicizia, come dimostrano chiaramente le loro biografie e i loro scritti. Tuttavia tutte le figure femminili trattate nel libro mi sono care dal momento che ho seguito la nascita e lo sviluppo dei diversi saggi  con interesse e gioia. In un tempo – qual era ancora il Novecento, secolo a cui appartengono la maggior parte delle figure femminili che abbiamo raccontato – in cui spesso le donne che scrivevano trovavano più credibile dirsi scrittore o evitare la questione di genere, trovo importante sottolineare la forza delle relazioni tra donne nelle azioni creative e nelle visioni del pensiero.

 

Curatrice:

Ivana Margarese, fondatrice e direttrice editoriale della rivista “Morel, voci dall’isola”, insegna filosofia presso il liceo delle scienze umane Ugo Mursia di Capaci. Ha conseguito un dottorato e un postdoc in Studi culturali ed è stata docente a contratto di Teoria della letteratura all’Università degli Studi di Palermo. Ha curato Ti racconto una cosa di me (2012) e ha pubblicato racconti nelle antologie Non ti resisto (2017), Anatomè (2018) e L’ultimo sesso al tempo della peste, a cura di Filippo Tuena (2020).

 

Interventi delle autrici:

Cassandra e Ifigenia. Un carteggio inedito in punta di philia di Alessandra Filannino Indelicato

“… ché persa non vada la trama” Penelope di Itaca e Oriana Fallaci di Daniela Sessa

L’erotica dello spirito: la sorellanza eretica tra Emily Dickinson e Susan Gilbert di Margherita Ingoglia

L’insofferenza all’altrui dominio”: Giacinta Pezzana ed Eleonora Duse breve storia di due attrici anticonformiste di Chiara Pasanisi

Di tragica intimità: Marina Cvetaeva e Sof’ja Gollidej: la costruzione di un’amicizia di Antonina Nocera

Le ragazze del secolo scorso”: Carla Vasio e Rossana Rossanda dalle acque della Laguna alle redazioni romane di Dafne Leda Franceschetti

Mi mandi se può una parola”. Anna Cavalletti, Cristina Campo e Margherita Pieracci Harwell di Ivana Margarese

“La tenerezza del corpo. Hannah Arendt e Mary Mc Carthy” di Ivana Margarese

“Sogni alchemici. Leonora Carrington e Remedios Varo alla prova dell’amicizia” di Ginevra Amadio

“Susan Sontag e Annie Leibovitz: o della visione” di Francesca Grispello

“Intermezzo. Lettere dal lago. Fausta Cilente e Sibilla Aleramo” di Valentina Di Cesare

“La sorellanza di Monica e Antonella: una storia contemporanea. Riconoscimento tra donne e cura” di Maria Oliveri

Giuseppina Capone

Buon compleanno “Napoli è”

Il 5 maggio 1994 è iniziata una splendida avventura che dura tuttora, un atto di amore per la splendida città di Napoli.

Grazie a tutti gli Amici di “Napoli è”, ai poeti, agli artisti, ai giornalisti, agli studenti, ai docenti, alle istituzioni, alle associazioni, a tutti coloro che hanno collaborato e collaborano con noi e a quanti hanno seguito e seguono le nostre attività culturali, sociali, giornalistiche, fotografiche, di recupero della cultura, dell’arte e della tradizione di Napoli, degli antichi Sedili di Napoli e della storia e arte della Campania.

Nel corso di questi lunghi anni abbiamo partecipato ai momenti più importanti di questa splendida e colta Città, culla di civiltà e arte, a volte da spettatori  e spesso, molto spesso tra coloro che  hanno contribuito alla sua valorizzazione culturale, artistica  e sociale. Abbiamo lanciato sia da soli sia facendo rete con altre associazioni tante iniziative ed idee che si sono concretizzate o che sono state accolte positivamente.

Quest’anno un’ulteriore gioia si aggiunge alla nostra, quella di poter festeggiare anche il meritato scudetto del Napoli, conquistato da una meravigliosa squadra che ringraziamo.

Il nostro impegno è quello di continuare con lo stesso amore, la stessa passione, competenza e professionalità il lavoro intrapreso in quel ormai lontano 1994.

Vi diamo appuntamento a breve per le prossime iniziative che stiamo organizzando.

Buon compleanno “Napoli è”.

Presso la FoCS  il laboratorio di Musicoterapia MUSICAL… MENTE a CUORE

Grande partecipazione di presenza ed emotiva sabato 29 aprile per l’Open Day FoCS organizzato presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus a Materdei, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro.

Un Open DAY  dedicato alla presentazione del Laboratorio di Musicoterapia.

MUSICAL… MENTE a CUORE, questo è il titolo scelto per il laboratorio e l’iniziativa che ha lanciato questo importante presidio a Materdei realizzato in collaborazione con l’Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive e l’Associazione Culturale “Napoli è”.

Interessanti tutti gli interventi che hanno messo in evidenza l’importanza del fare rete e del lavoro che le Associazioni e gli Enti del Terzo settore svolgono sui territori spesso fornendo servizi lì dove sono mancanti.

Il Dott. Enrico Platone, Consigliere delegato alla Consulta Associazioni e Organizzazioni di volontariato ed ETS Municipalità 2, ha evidenziato il lavoro che l’associazionismo svolge ed ha portato i saluti dell’Avv. Roberto Marino, Presidente  Municipalità 2  Comune di Napoli.

L’incontro è stato condotto dalla giornalista dott.ssa Bianca Desideri che ha portato anche i saluti dei presidenti della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus e dell’Associazione Culturale “Napoli è” ed ha ringraziato i presenti in sala, i collaboratori e gli amici della Fondazione e tutti coloro che hanno deciso di aderire a questa iniziativa.

Il Dott. Giuseppe Palmieri, Presidente “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive ha illustrato le motivazioni che hanno portato alla realizzazione del progetto presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus. Sono intervenuti il Dott. Francesco Maria Caso – Musicoterapista e Tecnico del non Verbale Benenzon, che sarà impegnato nella conduzione del laboratorio di Musicoterapia e che ha spiegato l’utilizzo di alcuni strumenti musicali nell’ambito delle attività laboratoriali; la dott.ssa Sara De Lorenzo dell’Associazione Voce di… Vento; la Dott.ssa Ida Piccolo, Conduttrice, Speaker e  Giornalista; la dott.ssa Maria Rosaria Toso, vice presidente dell’Associazione Voce di… Vento.

La mattinata ha visto la preziosa e brillante presenza dell’ospite d’onore, il cantautore Michele Selillo che ha parlato della sua esperienza musicale e di collaborazione con il mondo dell’associazionismo.

Musical…mente a cure è un’iniziativa fortemente voluta per venire incontro alle esigenze del territorio e delle famiglie che risiedono nella Municipalità 2. Un ulteriore importante presidio di supporto alle esigenze dei più deboli si aggiunge a Materdei a quello già attivo a cura dell’Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive nella zona Mercato.

Per informazioni e contatti: Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus – Piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3 – 80136 Napoli – tel. 081-5641419 e-mail casadelloscugnizzo@libero.it

Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive  – Corso Garibaldi n. 394 – 80142 Napoli – tel. 3290780591 e-mail: vocedivento@gmail.com.

Antonio Desideri

Open DAY  FoCS  MUSICAL… MENTE a CUORE

Appuntamento sabato 29 aprile alle ore 10.00 presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus in piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro,  per l’Open DAY  FoCS  MUSICAL… MENTE a CUORE che lancia il Laboratorio di Musicoterapia realizzato in collaborazione con le Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive  e Associazione Culturale “Napoli è”.

Ospite d’onore della manifestazione l’artista Michele Selillo.

Dopo i saluti dell’Avv. Roberto Marino, Presidente  Municipalità 2  Comune di Napoli; del Dott. Enrico Platone, Consigliere delegato Consulta Associazioni e Organizzazioni di volontariato ed ETS Municipalità 2; del Prof. Antonio Lanzaro, Presidente Fondazione Casa dello Scugnizzo Onlus, del Dott. Giuseppe Palmieri, Presidente “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive,  dell’Ing. Carlo Valle dell’Associazione Culturale “Napoli è”, parleranno dell’iniziativa la Dott.ssa Ida Piccolo, Conduttrice, Speaker e  Giornalista; il Dott. Francesco Maria Caso – Musicoterapista e Tecnico del non Verbale Benenzon; la Dott.ssa Bianca Desideri  – Giornalista – Direttore Centro Studi e Ricerche “Mario Borrelli” Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

Saranno in esposizione vari strumenti musicali del Laboratorio di Musicoterapia.

Un’iniziativa fortemente voluta per venire incontro alle esigenze del territorio e delle famiglie che risiedono nella Municipalità 2. Un ulteriore importante presidio di supporto alle esigenze dei più deboli si aggiunge a Materdei a quello già attivo a cura dell’Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive nella zona Mercato.

“La Musicoterapia sfrutta il potere della musica come strumento di coesione sociale. Con la musicoterapia si può facilitare lo sviluppo della cooperazione tra utenti eliminando qualsiasi forma di giudizio nei confronti delle manifestazioni degli stessi, rinforzando e sostenendo le motivazioni, gli interessi e le preferenze che essiesprimono, si possono anche scoprire quelle risorse che di solito non emergono e valorizzare forme diverse d’intelligenza. Attraverso la musica si impara ad ascoltare, si coltiva il benessere psicofisico, si migliora l’attenzione, si riconoscono le emozioni,si riscopre la creatività”.

Per informazioni e contatti: Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus – Piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3 – 80136 Napoli – tel. 081-5641419 e-mail casadelloscugnizzo@libero.it

Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive  – Corso Garibaldi n. 394 – 80142 Napoli – tel. 3290780591 e-mail: vocedivento@gmail.com

Spazi di parità

Un interessante volume per parlare di parità attraverso la toponomastica è quello realizzato nel 2021 dalla Commissione pari opportunità del Consiglio regionale della Campania dal titolo “Toponomastica femminile. Luoghi di parità e impronte del femminile nello spazio urbano”.

Il perché di questo libro curato da Maria Lippiello e Melania Picariello lo spiegano proprio le due curatrici: “Toponomastica femminile. Luoghi di parità e impronte del femminile nello spazio urbano nasce dall’idea di promuovere un viaggio tra le città, i borghi, le strade, i luoghi e vicoli della nostra Regione attraverso una inedita prospettiva femminile di genere”.

Si tratta di un “viaggio inedito nei luoghi e per le strade delle città percorso con una visione al femminile e finalizzato a riscoprire e valorizzare il contributo delle donne alla costruzione della storia delle città e dei borghi della nostra amata regione”.

L’impostazione scelta è quella storico-biografica e raccoglie appunto una serie di biografie di donne che hanno segnato la storia della regione Campania. Scienziate, donne di cultura, artiste, regine, principesse, politiche, donne impegnate nel sociale e nel lavoro, vittime innocenti, ecc. tutte donne che hanno dato un importante contributo allo sviluppo dei loro territori. Donne che nel corso dei secoli hanno vissuto o svolto la loro attività, azione o pensiero in Campania.

Un libro da leggere con attenzione e proporre ai giovanissimi e non solo.

Antonio Desideri

Un giorno all’improvviso. I racconti delle donne al tempo del Covid

Il libro realizzato da Giulia giornaliste Sardegna è stato presentato nell’Aula Magna dell’Ateneo sassarese.

“Le letture di quel periodo non sono finite. Ci sarà ancora da sedimentare. Ci saranno <<narratori feriti>>.  Una fragilità nascosta dalla società, confusa sempre con la debolezza.”.

La conclusione della relazione di Romina Deriu, presidente del Corso di Studi in Comunicazione pubblica  e Professioni dell’informazione presso l’Università di Sassari, dischiude rinnovati percorsi di studi e indagini da percorrere nei tempi in divenire.

L’intervento citato ha contribuito con altrettanti autorevoli relatori nel realizzare un seminario di studi realizzatosi presso l’Aula Magna dell’ateneo sassarese nella mattinata dello scorso 13 aprile.

L’iniziativa organizzata dall’associazione GIULIA Giornaliste Sardegna in collaborazione con UNISS ha realizzato la quindicesima presentazione del volume Un giorno all’improvviso. Il testo, redatto dal lavoro corale di una selezione delle giornaliste associate è stato pubblicato nell’agosto dello scorso anno con il sostegno della Fondazione di Sardegna.

L’incontro è stato moderato da Vannalisa Manca – Giulia giornaliste – già consigliera dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna.

L’introduzione ai lavori del prorettore d’ateneo, prof. Andrea Fausto Piana, ha ricordato l’attuale transizione post pandemica del virus, avviatasi verso la fase endemica, secondo le attese risoluzioni OMS.

Un upgrade scientifico che sconta la crisi di un impatto sociale per un dramma mondiale capace di esasperare varie forme di violenze, discriminazioni, diseguaglianze.

Uno scenario dove un campione pari al settantasette per cento della popolazione U.E. dichiara che è aumentata la violenza domestica con gravi ricadute negli ambiti di lavoro.

I rappresentanti delle istituzioni locali hanno offerto testimonianze fortemente partecipate sulle esperienze personali vissute durante il lockdown.

“Un insieme di odio e di eroismo”: la nefasta quarantena sassarese nel ricordo del sindaco Nanni Campus. Il primo cittadino ha insistito sul senso della memoria. Sul ricorso al giudizio, spesso improprio, per usare un eufemismo, sui tragici eventi che coinvolsero un elevatissimo numero di ospiti della struttura per anziani Casa Serena.

“Un lavoro interessante” –  il progetto editoriale presentato in Aula Magna – nel pensiero di Giacomo Spissu. Il presidente della Fondazione di Sardegna nell’evocare la volatilità degli eventi rispetto a una impreparazione globale ha ricordato lo straordinario impegno della comunità scientifica mondiale.

Capace di trovare rapidamente risposte adeguate. Di fronte a una generale tendenza sociale di voler rimuovere il dolore e le giornate più drammatiche di quel periodo, Spissu ha ribadito l’esigenza di non dimenticare.

Leggere queste testimonianze, documentate dalle bellissime immagini, fissate negli scatti della fotografa Daniela Zedda, aiuta a non dimenticare.

Susi Ronchi, presidente Giulia giornaliste Sardegna, arrivata da Cagliari, ha ripreso il percorso formativo realizzato a livello nazionale da Giulia giornaliste, sin dalla sua nascita, avvenuta nel 2017. Una realtà consolidatasi nel breve come affidabile riferimento in vari ambiti istituzionali del Paese.

“Siamo riusciti con questo libro a dare uno spaccato sulla realtà lavorativa della Sardegna che è partita da una presa di coscienza delle difficoltà lavorative, sociali, di relazione, di cura. Difficoltà che abbiamo affrontato tutti noi durante la pandemia.” ha detto, tra l’altro, Ronchi. Sottolineando gli ottimi riscontri del libro. Tali da ipotizzare una eventuale nuova edizione in ristampa.

Alla presentazione del libro hanno contribuito anche gli interventi di Eugenia Tognotti, professoressa ordinaria di Storia della Medicina e Scienze Umane per gli Studi Antropologici (Uniss), e Antonietta Mazzette, professoressa ordinaria di Sociologia Urbana (Uniss).

Tognotti, esponendo una comparazione scientifica fra la pandemia influenzale della spagnola(1918-1920) e la pandemia virale del covid19, ha manifestato la maggiore esposizione delle donne ai fenomeni complessi patiti con il regime sanitario.

Mazzette,tra le curatrici della postfazione del libro, ha colto aspetti sociali non secondari. Riflessioni nate da ricerche effettuate nel mezzo della pandemia. Condivise con i colleghi ricercatori – ognuno collegato dal suo studio – in una circolazione telematica di idee sul significato della sanità pubblica.

Riprendendo alcuni punti sviluppati dalla prof.ssa Deriu possiamo convergere sul dato di fatto  che “il covid ha aumentato le diseguaglianze”. Urge pertanto “ripensare le politiche sociali in senso ampio. Con un welfare che tratti l’educazione affettiva e sentimentale.”

Un giorno all’improvviso è un bel libro anche esteticamente, nella grafica: comunica il bisogno dibellezza. Un bisogno, negato in quel periodo dove la bellezza era cercata con i cori dai balconi e gli striscioni di senso civile “io resto a casa”.

Impossibile ricordare qui tutte le autrici che hanno collaborato al progetto editoriale, alle protagoniste delle testimonianze raccolte. Molte delle quali presenti alla presentazione nell’ateneo sassarese. La cosa più opportuna è condividere un atto responsabile e civile alla memoria collettiva del Paese. Le esperienze di vita custodite in questo libro ne rappresentano una importante opportunità.

Luigi Coppola

 

 

(Foto: Intervento del Sindaco Nanni Campus)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Addio a Mary Quant, la creatrice della minigonna

Il mondo della moda sta vivendo un grave lutto: la stilista britannica Mary Quant è morta lo scorso 13 aprile all’età di 93 anni nel suo appartamento nel Surrey (Sud Inghilterra).

Mary Quant nasce a Londra (Blackheath) l’11 febbraio del 1930. Figlia di professori gallesi della London University, Mary, come volere dei genitori, avrebbe dovuto intraprendere lo stesso percorso di studi per diventare insegnante. Ma la giovane Quant aveva ben altri progetti e, infatti, all’età di soli 16 anni decise di andare via di casa per conseguire gli studi al Goldsmiths College ma soprattutto per vivere la sua vita in totale autonomia e indipendenza senza seguire a tutti i costi le regole imposte dalla società.

Alexander Plunket Greene, figlio di una nobile famiglia inglese e nipote di Bertrand Russell, era un giovane ragazzo anch’egli desideroso di vivere una vita fuori dagli schemi e in totale libertà e, avendo la stessa visione della vita che aveva Mary, ne diventò molto amico e insieme intrapresero uno stile di vita che a quei tempi era considerato anomalo; indossavano abiti mai visti prima di quel momento inventando outfit stravaganti, (Mary amava indossare gonne e stivali) viaggiavano anche senza bagagli, non avevano sempre soldi e quindi mangiavano solo quando potevano.

Archie Mc Nair era un fotografo (ex avvocato) con il quale i due giovani libertini instaurarono un forte legame di amicizia, tanto da decidere di diventare soci in affari; quando Alexander compì ventuno anni ereditò una cospicua somma di denaro che scelse di investire in un’attività: acquistò una casa in cui al primo piano realizzarono la boutique Bazaar e nello scantinato aprirono un ristorante.

Le attività, che si trovavano sulla Kings Road a Londra, erano frequentate da sole persone affini a loro, che avevano la loro stessa mentalità, la loro stessa voglia di vivere la vita in modo diverso, personale, una vita felice perché i giovani stavano oramai opponendosi alle imposizioni della società e, da lì a poco, le prime forme di ribellione furono rappresentate dalle nuove pettinature per i ragazzi (capelli lunghi) dalla gonne corte per le ragazze e dalle canzoni dei Beatles. Intanto, tra un successo e l’altro, stava nascendo l’amore tra Mary e Alexander e, in brevissimo tempo, i due decisero di unirsi in matrimonio. Nello stesso periodo la boutique stava attirando l’attenzione di personaggi del cinema e di teatro e dunque un momento di grande successo per la Quant che, entusiasta della popolarità che stava riscontrando grazie alla sua attività, decise di aprire un altro negozio nella nobile Brompton Road a Knightsbridge.

Mary stava oramai realizzando il suo sogno di diventare stilista ed era, infatti, l’icona della Swinging London ( un nome che indicava le nuove tendenze degli Anni ‘60 in Gran Bretagna. L’obiettivo delle Swinging era quello portare cambiamenti che fossero all’insegna della positività e ottimismo, questo portò mutazioni nel campo della moda, della musica e dell’arte). Mary Quant era diventata un’importante imprenditrice e, nel 1963, fondò il Ginger Group per diffondere i suoi capi all’estero. Ancora, nel 1966 inventò una linea di cosmetici, e nel 67 lanciò una nuova collezione di calzature. Era un momento di grande successo per la giovane stilista di moda; “High Priestess of Sixties fashion” (l’alta sacerdotessa della moda degli Anni ‘60) venne soprannominata dallo scrittore Bernard Levin. Il picco dell’emozione per Mary arrivò quando, la regina Elisabetta, le donò l’onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica. Ma ciò che ha reso celebre la Quant è stata la sua invenzione della minigonna. Indossata dalla modella Twiggy, la minigonna di Mary, divenne immediatamente popolare e amata da tutte le giovani donne.

Alessandra Federico

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