Attendendo il risultato finale della Louis Vuitton Cup

Il vento  e le acque di Barcellona che ospita la Louis Vuitton Cup non hanno consentito nella giornata di ieri di completare la regata.

Si è passati dai 20 nodi di vento del giorno precedente ad una debolissima brezza che ha fatto ritardare di circa un’ora e mezza e poi alla fine annullare la regata. Nessuno dei due AC75, infatti, ha completato il percorso nei 45 minuti previsti e quindi la gara è stata annullata per sopraggiunti limiti di tempo. L’equipaggio di Luna Rossa era composto da Jimmy Spithill e Francesco Bruni al timone con Umberto Molineris e Andrea Tesei come trimmer. I cyclor erano Enrico Voltolini, Bruno Rosetti, Cesare Gabbia ed Emanuele Liuzzi.

Nonostante tutti gli sforzi della nostra barca di recuperare il gap iniziale e sorpassare l’avversaria, il vento sfavorevole ad entrambe le competitor ha portato alla fine le due AC75 a non riuscire a completare il percorso nel tempo previsto e quindi la decisione dei Comitato di Regata di decidere di annullare il match.

Fiato sospeso per gli appassionati della vela.

Appuntamento ad oggi sperando in un vento favorevole e in un successo di Luna Rossa.

Antonio Desideri

Il recupero del senso della bellezza

Tutte le espressioni e le attività del genere umano per millenni si sono attenute ad un modello di vita che ne ha consentito il progresso in armonia con la natura.

In Europa, fino a tutto il periodo del Medioevo, regnava l’armonia tra l’uomo, la natura e l’universo e ciò ha reso possibile il realizzarsi di opere di spettacolare bellezza create dall’uomo, tassello unico  nel mosaico dell’universo.

Questo pensiero era l’eredità ricevuta dalle filosofie del mondo greco-romano.

Da altre civiltà, come quelle Inca ed Atzeca ci vengono esempi  di come il pensiero che correlava il cosmo, la scienza, l’arte e l’umanità abbia influenzato l’architettura che si lasciava ispirare dalla forma dei chicchi di mais.

Quando  successivamente, ed in particolare negli ultimi due secoli, le espressioni dell’uomo si sono  distaccate da queste concezioni e hanno abbandonato il dubbio medotologico della ricerca  scientifica,  si è accostato alla scienza con lo stesso spirito di fede che aveva verso le divinità, il suo comportamento nei confronti della natura è radicalmente cambiato.

Ad esempio in letteratura, la famosa concinnitas dei latini, che dava bellezza, simmetria e armonia è andata smarrita, da chi non ha letto e studiato i nostri autori classici.

La bellezza sembra essere stata bandita dall’arte contemporanea, venendo quasi considerata di cattivo gusto e non più considerata come termine di paragone né tantomeno come obiettivo da raggiungere.

Eppure si avverte che la bellezza sta recuperando terreno apparendo nei discorsi che si fanno in tutte le manifestazioni dell’arte.

Di nuovo si torna a parlare della bellezza come fondamentale valore che deve caratterizzare  tutte le attività e tutti i rapporti umani

Si sono aperti in vari convegni dialoghi sul tema del valore dell’esperienza estetica nella formazione dei minori, in particolare alle arti figurative e all’educazione dello sguardo.

L’educazione è stata da sempre oggetto di raffigurazione nell’arte (cinema, fotografia, fumettistica, etc.)  coinvolgendo i partecipanti  attraverso i sensi nell’acquisizione o recupero del gusto del bello, del buono e del vero.

Mai come nel passato oggi c’è la necessità di parlare in maniera chiara ed inequivocabile.

E’ necessario ritornare ad educare al bello tutta la nostra società, educare alla convivialità  e ai modi gentili e leali  di rapportarsi con  gli altri fino a creare Armonia.

Alessandra Federico

“Napoli è” presenta il romanzo thriller “Vite parallele” di Cinzia Costato

Il 26 settembre alle ore 10.30 verrà presentato a cura dell’Associazione Culturale Napoli è, presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo in piazzetta San Gennaro a Materdei, il romanzo thriller di Cinzia Costato.

Ne parliamo con l’Autrice.

Cinzia come nasce l’idea di scrivere questo romanzo thriller?

Il thriller mette in risalto il pericolo che il o i protagonisti devono fronteggiare e lo fa mantenendo alta l’attenzione del lettore attraverso l’espediente della tensione.

In “Vite Parallele” non c’è ricchezza di azione come nei libri di spionaggio, ma ci sono comportamenti umani e processi mentali così dinamici, inattesi, improbabili, teneri e a tratti drammatici da renderlo un vero e proprio thriller psicologico. Questa natura così particolare del romanzo mi ha consentito di sviluppare vari temi; il binomio “scienza ed etica”, ma anche la coesistenza del bene e del male, della verità e della menzogna.

La storia narrata in Vite Parallele trae spunto dalla realtà o è opera di fantasia?

Per le vicende e gli argomenti trattati, sicuramente la fantasia la fa da padrona, ma la realtà è sempre dietro l’angolo.

La scienza fa e farà passi da gigante, ne abbiamo avuto dimostrazione durante la pandemia, con la creazione in tempi rapidissimi dei vaccini (conosciamo tutti anche le polemiche che ne sono derivate, ma non è questa la sede per affrontare il discorso).  Gli strumenti per far sì che la nostra vita migliori diventano sempre più sofisticati.

Nel libro traggo spunto da verità scientifiche importanti che mi hanno spinto a riflettere sul concetto stesso di vita: appena un secolo fa, chi rimaneva vittima di un grave trauma cerebrale aveva scarsissime probabilità di sopravvivere, mentre attualmente, con l’avanzamento tecnologico e l’avvento di nuove tecniche rianimatorie e neurochirurgiche, la situazione è totalmente diversa, sebbene in alcuni casi questa “possibilità di vita” si traduca in uno stato vegetativo, una condizione di sospensione tra la vita e la morte.

Un’altra verità scientifica da cui traggo spunto è la clonazione. Nello specifico menziono l’esperimento della pecora Dolly, condotto con la speranza, resa fortunatamente vana, di “creare pezzi di ricambio”. Chi ha vissuto in quegli anni ricorderà senz’altro quando nel 1996 la televisione trasmetteva le immagini di questo mammifero clonato da una cellula adulta. Dolly fu soppressa 6 anni più tardi in seguito ad una malattia polmonare diagnosticata, ma ha rappresentato una scoperta scientifica sorprendente, che, però ha sollevato importanti questioni etiche: se si arrivasse alla clonazione umana cosa accadrebbe? Quali sarebbero gli scenari che si presenterebbero? Uno dei tanti possibili è che verrebbero messi al mondo cloni di un altro essere umano senza tenere conto dei risvolti psicologici. Nella peggiore delle ipotesi essi sarebbero considerati alla stregua di “copie” in grado di fornire organi e tessuti da sostituire al bisogno.

Dunque, per tornare alla domanda: in “Vite parallele” parto dalla realtà e grazie alla fantasia invento nuovi scenari in cui l’uomo arriva a pretendere di sostituirsi a Dio. Scenari in cui scienziati senza scrupoli vendono ai più facoltosi l’illusione della possibilità di un ritorno alla vita

Perché vite parallele…

Spiegare il titolo sarebbe un po’ come spoilerare la trama.

Potrei essere tacciata di aver copiato il titolo di una grande opera di Plutarco, storico e filosofo vissuto sotto l’Impero Romano, nella quale le biografie di uomini celebri presentate in coppia, mostravano quanto in realtà i vizi e le virtù di questi ultimi, tanto diversi per nascita e per cultura, fossero invece molto comuni.  Lo scopo dell’opera era educativo e si basava sulla pedagogia dell’imitazione; le biografie erano modelli di virtù a cui i giovani dovevano ispirarsi per operare al meglio nella società.

Tornando al mio romanzo, ogni personaggio, descritto con i suoi timori e le sue speranze, diviso tra il bene e il male, tra il morale e l’immorale, avvolto da menzogna e da verità potrebbe fungere da monito al lettore rispetto ai pericoli di una vita senza morale e speranza

Quale tecniche di scrittura ha scelto?

La tecnica usata per presentare i personaggi è la stessa delle pièce teatrali e si rivela di grande aiuto durante la lettura perché consente di individuare immediatamente i vari rapporti che legano i protagonisti, indicandone fin dall’introduzione i nomi e i principali tratti della personalità.

Nel libro troviamo anche interessanti scorci mitologici, come nasce questa commistione tra mito e leggenda?

Il mito è lo strumento attraverso il quale si tenta di spiegare la realtà e le contraddizioni della natura con la narrazione delle gesta compiute da dei, semidei, eroi e creature mostruose.

Il mito per eccellenza a mio avviso è quello di Prometeo, colui che donò il fuoco agli uomini e fu punito ferocemente dagli dei. Il fuoco rappresentava la conoscenza e con il suo atto di ribellione Prometeo aveva scalfito la loro autorità.

In “Vite parallele” ho inserito elementi di mitologia come il riferimento alla Sibilla cumana. Il mito narra che la bellezza della fanciulla conquistò il dio Apollo il quale se ne innamorò perdutamente e le propose di esaudire un suo desiderio. La Sibilla non si lasciò scappare l’occasione e palesò la volontà di vivere tanti anni quanti fossero i granelli di sabbia contenuti nella sua mano. Mai desiderio si rivelò tanto orribile! La fanciulla dimenticò di chiedere in dono al dio anche l’eterna giovinezza. Il tempo passava e il suo corpo si trasformava fino a ridurla a una minuscola larva. Passò l’eternità rinchiusa in una gabbietta dorata e di lei restò solo la voce che invano invocava una sola cosa: la morte.

Il mito della Sibilla ci insegna che l’eccessiva ambizione può portare a conseguenze disastrose e imprevedibili.

L’attenzione ad ogni singolo personaggio e la loro analisi interiore caratterizza la narrazione…

L’intento è quello di scoprire i luoghi della mente in cui si svolge il dissidio interiore dei personaggi, il loro diverso modo di amare di approcciarsi alla vita, in altre parole di salvarsi.

Ogni personaggio ha un ruolo importante, non esiste differenza tra il principale, il secondario e le comparse, tutti hanno uno spessore rilevante. Ne è un esempio il tassista, che a un certo punto si trasforma in un simpatico Cicerone e introduce la storia della sibilla cumana, metafora delle vicende nelle quali il bene e il male diventano un binomio difficile da scindere.

L’amore è uno dei cardini di questa sua creazione, declinato in più aspetti. Ce ne parla?

In più occasioni nel romanzo viene sondato e scandagliato l’amore, proprio quello che spesso si siede in cattedra e dispensa tutto il suo valore.

L’amore genitoriale, quello che è capace di dare tutto senza esigere nulla in cambio, ma che talvolta può trasformarsi in puro egoismo. L’amore romantico, che si appresta all’estenuante ricerca dell’altro affinché quest’ultimo soddisfi tutte le nostre aspettative. L’amore amicale, quello di una scelta razionale di avvicinamento a un’altra persona sulla base di ideali e valori condivisi. Infine, l’amore che chiede di fare delle scelte che determinano l’assunzione di responsabilità in relazione alle conseguenze che ne derivano. Quando si sceglie? Si sceglie nel momento in cui prendere una decisione diviene necessario. Giusta o sbagliata che sia in genere la scelta è preceduta dalla più instabile delle sensazioni: il dubbio.

Quello stesso dubbio che attanaglia perfino me ogni volta che rileggo la storia che io stessa ho scritto: il finale avrebbe potuto essere diverso? A ogni nuova lettura le mie certezze si volatilizzano.

Antonio Desideri

Santa Maria dei Miracoli tra ricerca, storia e devozione

Mercoledì 25 Settembre alle ore 18.30 presso la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Largo dei Miracoli n. 35, NA), verrà presentato il libro “Santa Maria dei Miracoli tra ricerca, storia e devozione” di Biagio Roscigno, pubblicato da Edizioni Fioranna.

L’incontro, moderato da Argia di Donato, avvocato e giornalista pubblicista, vedrà la partecipazione di Gian Giotto Borrelli, docente Unisob in storia delle tecniche artistiche, Mario Grimaldi, consulente MIC già docente in Archeologia della Magna Grecia, SabinoAntonino Sarno, presidente complesso educandato statale, e Don Valentino De Angelis, sacerdote in Santa Maria dei Miracoli. E con la partecipazione straordinaria del Cardinale Emerito Crescenzio Sepe.

Una storia affascinante, quella raccontata dall’autore, che descrive le fasi del ritrovamento dell’immagine di Santa Maria dei Miracoli e la sua ricollocazione avvenuta il 20 Maggio 2023, dopo un’assenza di 215 anni, nella propria sede di origine. Fu proprio questo quadro, nel 1616, a dare il nome alla chiesa e all’intero quartiere. Prima dell’arrivo dell’immagine originale, la venerazione alla Madonna dei Miracoli era inconsapevolmente manifestata ad un quadro collocato successivamente e considerato come originale tuttora presente sulla parete absidale della chiesa.

Ad oggi, grazie alla ricostruzione di questa storia si è restituita identità ad un quartiere popoloso e poco conosciuto di Napoli, a ridosso del famoso Rione Sanità.

Un lavoro volto, quindi, a dimostrare l’importanza e la valenza storico-devozionale legata all’immagine della Madonna dei Miracoli.

La ricerca effettuata da Roscigno è frutto di un impegno che va oltre il discorso puramente artistico, vuole far emergere e dimostrare quale fosse il quadro originale e il percorso storico che lo ha portato lontano dal suo luogo di origine, facendone perdere le tracce per circa due secoli.

Carla Lonzi. Una filosofia della trasformazione

In che modo l’identità personale è influenzata dalla memoria e dall’esperienza? È possibile che una persona sia considerata la stessa se la sua memoria è completamente cancellata?

Come si sa, da quando è arrivato Freud sulla scena novecentesca, l’identità personale è un concetto instabile ma duro perché è associato al concetto di “Io”. Sarebbe influenzata dalla memoria e dall’esperienza, ma sempre di più non si fa né l’una né l’altra. Anche questi ultimi sono concetti delicati che il mondo contemporaneo non riesce più a riempire di significato scientifico. Certamente chi ricorda, ma non ha fatto il percorso della memoria, può essere considerata lo stesso individuo di sempre, perché non ha la capacità di evolversi.

Qual è il ruolo dell’etica nell’introduzione di tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale? Come possiamo garantire che queste tecnologie non compromettano valori morali fondamentali?

Anche in questo caso, bisogna considerare che “morale” e “etica” non sono più collegate da molto tempo. Le tecnologie digitali e l’IA possono compromettere la sostanza di ciò che abbiamo sempre considerato “umano”. La morale è poco interessante. Purtroppo l’etica politica e sociale si è smarrita, in generale, da molto tempo.

In che misura la giustizia sociale può essere raggiunta in una società caratterizzata da disuguaglianze strutturali? Quali principi filosofici devono guidare una ristrutturazione di queste strutture?

Dobbiamo considerare che quasi tutti gli aspetti e le fondamenta della cosiddetta civiltà occidentale sono da rifondare. Perciò anche la filosofia che dovrebbe accompagnare la rigenerazione di una cultura bisogna che sia radicale e imprevista. Considero che sia la filosofia pratica della differenza sessuale ad avere le caratteristiche necessarie per impostare un cambio di civiltà, in cui la giustizia sociale sia la prima cosa da riportare nel governo delle comunità.

In un mondo governato da leggi fisiche e deterministiche, come possiamo conciliare il concetto di libero arbitrio con l’idea che le nostre azioni siano predeterminate?

Grazie al cielo, la fisica quantistica ci può aiutare a liberarci da tutto quello che riguarda l’ossessione deterministica. Anche la filosofia che pratico è liberatoria e ripristina completamente la pratica del libero arbitrio.

La natura della realtà: In che misura la percezione umana può essere considerata un’interpretazione soggettiva della realtà? Esistono verità assolute al di là delle nostre esperienze sensoriali?
La mia corrente filosofica che è soprattutto elaborata da donne, ha l’impronta di un realismo rispettoso della trascendenza della realtà, senza bisogno dell’intervento di alcuna religione. La realtà esiste, oltre le interpretazioni soggettive, oltre ogni cosa che conosciamo. Perciò, semmai, siccome le esperienze sensoriali ci aiutano a dialogare con la realtà, il punto è coltivare le esperienze sensoriali e non estinguerle nell’idolatria della tecnologia.

L’influenza del linguaggio: in che modo il linguaggio plasma la nostra comprensione del mondo? È possibile pensare in concetti che non possono essere espressi attraverso il linguaggio?

In realtà, il nostro pensiero inizia a formarsi (se è pensiero e non ripetizione di formule banali) percependo un forma immaginativa, un’immagine, spesso. Non ce ne accorgiamo ma è così. Siccome oggi il linguaggio pubblico è banalizzato, confuso e imbastardito, curare il ritorno delle metafore è essenziale perché hanno il potere di rigenerare il pensiero e il linguaggio. Si tratta di ritrovare il linguaggio poetico.

Qual è la responsabilità morale dell’umanità nei confronti delle altre specie e dell’ecosistema? Come possiamo giustificare moralmente le nostre azioni in un contesto di crisi ambientale?
Ormai l’umanità di genealogia maschile non ha scampo: il verdetto è tremendo nei confronti del comportamento della genealogia maschile nei confronti dell’ambiente in cui viviamo tutti e tutte. La responsabilità della cultura patriarcale è totale. Nessuna giustificazione tiene più. Per le donne, in generale, nei millenni il discorso deve essere diverso. Abbiamo il merito di continuare a dare vita alla vita, anche dell’ambiente.

Qual è la differenza tra felicità e significato nella vita di un individuo? È possibile perseguire la felicità a scapito del significato autentico?

È una domanda-trabocchetto. Non posso rispondere perché ogni singola parola che lei usa andrebbe discussa e ridefinita in un seminario.

La condizione umana: che cosa significa essere umani in un’epoca di crescente digitalizzazione e virtualizzazione? Come cambia la nostra comprensione di ciò che è “umano”?

Anche questa domanda trova soddisfazione in qualche mia risposta precedente. Ogni sua domanda richiederebbe infatti che io impostassi, per essere scientifica, una lunga risignificazione, perché la filosofia che elaboro e seguo è rivoluzionaria e perciò non posso esaurire in poche righe il suo potenziale. Ma credo di avere già indicato qualche strada, più sopra.

In un mondo in cui le identità possono essere costruite e modificate attraverso social media e altre piattaforme, che significato ha l’autenticità? Come possiamo riconoscere e valutare l’autenticità nelle relazioni interpersonali?

L’autenticità è un guadagno di trasformazione personale lungo e difficile, soprattutto perché non si può ottenere individualmente: bisogna essere guidate e guidati. Nel femminismo delle origini la parola è stata messa in pratica da Carla Lonzi, che ci ha messo una vita per renderla operativa, almeno nel femminismo stesso, con la pratica dell’autocoscienza. Quest’ultima non è quella hegeliana, che è individualista, ma è quella di origine femminile. Oggi, le giovani donne stanno cercando, in gruppi, di farla rinascere per se stesse. Spero che ci riescano con la giusta guida. Gli uomini più intelligenti cercano di conoscere, in gruppo, cosa sia l’autenticità per loro. Spero che ci riescano con la giusta guida, ma purtroppo non sanno che la giusta guida è una donna.

 

Annarosa Buttarelli insegna Filosofia della storia all’Università di Verona e dal 1988 fa parte della Comunità filosofica Diotima. Impegnata da anni nel pensiero e nella politica della differenza, è autrice di numerosi saggi e curatele, tra cui Duemilaeuna. Donne che cambiano l’Italia, con Luisa Muraro e Liliana Rampello (Pratiche 2000); Una filosofa innamorata. María Zambrano e i suoi insegnamenti (Bruno Mondadori 2004); Il pensiero dell’esperienza, con Federica Giardini (Baldini Castoldi Dalai 2008).

Giuseppina Capone

“Napoli è”: San Gennaro e La Napoli dei Sedili, la mostra cartografico-fotografica

Per rievocare la storica sottoscrizione del voto del 1527 e a sostegno della candidatura Unesco come bene immateriale dell’Umanità del Culto e della devozione di San Gennaro a Napoli e nel mondo, nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’Associazione I Sedili di Napoli “1527. Quando Napoli fece voto a San Gennaro” dal 19 al 30 settembre, con apertura tutti i giorni dalle ore 10:30 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 18:30, si terrà nella chiesa di Santa Maria Stella Maris, in Piazzetta del Grande Archivio, la mostra cartografico-fotografica “San Gennaro e La Napoli dei Sedili” a cura dell’Associazione Culturale Napoli è.

La mostra allestita per questa occasione dall’Associazione Culturale “Napoli è” e dal Museo dei Sedili di Napoli rappresenta solo un piccolo spaccato del più ampio e complesso progetto che vede, sin dal 1997, l’Associazione “Napoli è” protagonista della riscoperta della storia, delle tradizioni e dei luoghi dei Sedili di Napoli con mostre, cortei e rievocazioni storiche, collaborazioni con istituzioni scolastiche ed Enti, studi, pubblicazioni.

La mostra sui Sedili è curata da Laura Bourellis, Bianca e Giuseppe Desideri, questi ultimi ideatori nel 1997 de “Il Palio dei Sedili di Napoli” e della manifestazione “Rivive la Napoli dei Sedili”e vede esposte tavole cartografiche relative ai Sedili elaborate dall’arch. Laura Bourellis e fotografie dei luoghi con scatti realizzati fra gli altri dai giornalisti Alessandra Desideri, Rossella Marchese e Nicola Massaro e lavori delle scuole, tra cui l’I.S. Guglielmo Marconi di Giugliano in Campania. Materiale visitabile in esposizione permanente insieme ad una ricca esposizione documentale e fotografica presso il Museo dei Sedili di Napoli (Associazione Culturale “Napoli è”) ospitato nella Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

Sempre nella chiesa di Santa Maria Stella Maris, sono esposti abiti storici in stile rinascimentale, realizzati da Francesca Flaminio per l’Associazione di Rievocatori Storici Fantasie d’Epoca APS ed un artistico busto di San Gennaro, in terracotta policroma e cartapesta nolana, opera del maestro Leopoldo Santaniello.

In esposizione, inoltre, a cura dell’Associazione “Aenea”, una copia originale della predella di San Gennaro il cui originale dipinto policromo su tavola è custodito nella chiesa di S. Maria della Mercede a Montecalvario e che è l’unico documento cinquecentesco esistente della processione di San Gennaro.

“Con questa esposizione – dichiara Giuseppe Serroni, Presidente dell’Associazione I Sedili di Napoli – che si innesta nel programma della Rievocazione Storica “1527, quando Napoli fece il Voto a San Gennaro” e che ha visto già sfilare per le strade del Centro Storico di Napoli Sito UNESCO, il 14 settembre scorso, oltre trecento rievocatori tra sbandieratori, pistonieri e cavalieri, per rievocare il Patto tra il Santo Patrono e la Città di Napoli del 13 gennaio 1527, vogliamo far conoscere la lunga storia dei Sedili di Napoli che era il sistema politico-amministrativo della Città e del Regno di Napoli tra il 1100 ed il 1800, sconosciuto ancora oggi agli stessi Napoletani e del rapporto di sangue che unisce ancora oggi San Gennaro con il suo Popolo”.

La mostra gratuita è aperta al pubblico.

(Nella foto: Bianca Desideri e Giuseppe Serroni)

Apice protagonista di visite guidate e di un convegno dell’IIC Campania

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal Ministero della Cultura ed alle quali l’Istituto Italiano dei Castelli aderisce (come seconda fase delle GNC) sabato 28 e domenica 29 settembre  sono state organizzate delle visite guidate al castello di Apice (in provincia di Benevento) ed un convegno che si terrà, sempre nel castello, domenica mattina. Il convegno, che vedrà la partecipazione di docenti dell’Università di Salerno, di membri dell’istituto e dell’Archeoclub, avrà per tema l’evoluzione degli insediamenti fortificati dell’appennino campano. Il castello di Apice, di origini longobarde,  è situato nella parte alta del centro abitato di “Apice Vecchia”; subì ampliamenti sia in epoca normanno – sveva  che in età angioina, fino all’adeguamento della seconda metà del XV secolo per resistere al tiro delle bombarde, con due possenti baluardi scarpati a loro volta dotati di postazioni per armi da fuoco.

Ecco il programma dettagliato dell’evento

Sabato 28 – visite guidate  gratuite ore 10,30 – 12;    pomeriggio ore 16 -17,30

Domenica 29 – visite guidate gratuite ore 16 -17,30

Prenotazione obbligatoria: castellimpania@virgilio.it –  campania@istitutoitalianocastelli.it

Le visite guidate saranno curate dai giovani dell’IIC e da membri dell’Archeoclub di Apice

Domenica  29 settembre ore 10.00

Convegno – Castelli e dinamiche insediative nell’appennino campano – molisano (Vedi locandina allegata)

La fotografia protagonista

La passione fotografica prende vita quotidianamente nelle attività e nelle azioni che i circoli e le associazioni federate alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) portano avanti per far sconoscere e sviluppare la fotografia sia amatoriale sia più professionale.

Gli amanti degli scatti fotografici possono, oltre che partecipare ai concorsi, alle mostre, ai portfolio e alle numerose iniziative che si svolgono in tutta Italia, anche leggere la rivista della Federazione.

FOTOIT presenta sempre un vasto panorama di interviste e di approfondimenti.

Nel numero di settembre sono protagonisti i fotografi Lello Fargione, Nadia Ghidetti, Valentina Tamborra, Valeria Laudani, Vanessa Vettorello, Carlo Rampioni,Giovanni Nastasi.

Spazio anche agli approfondimenti con Laboratorio di Cianotipia, il ritratto fotografico di Giacomo Matteotti, la mostra retrospettiva di Angèle Etoundi Essamba “Le donne determinate”, il Teatro in fotografia, la mostra “Bar Stories”, le tecniche fotografiche: la diffrazione.

Un mondo di immagini e tecniche tutto da scoprire.

Antonio Desideri

 

Valentina Torrini: Lady cinema. Guida pratica per attivare le tue lenti femministe

“Le donne, al cinema, diventano figure mitologiche, da una parte monocordi e semplificate, dall’altra innalzate a simbolo perfetto ed eterno.”

In qual misura il cinema è speculare al reale?

Una volta ho letto (non ricordo dove, ahimè!) che siamo 7 miliardi di persone nel mondo: come possiamo pensare che le nostre storie siano tutte uguali? Ecco, il cinema, come specchio della realtà dovrebbe restituire queste miriadi di sfaccettature invece che appiattirle a degli stereotipi, ma purtroppo siamo ancora distanti anni luce; tanti film raccontano ancora le donne come appartenenti a due categorie: la santa e la puttana. Qualcuna di noi magari potrà riconoscersi in uno di questi caratteri, magari entrambi, ma vorrei vedere tutte le sfumature che ci sono nel mezzo. Per i personaggi maschili questo accade già (limitiamoci alla cerchia dei maschi bianchi, etero, cis, sani, ok), ma sullo schermo vediamo protagonisti giovani, belli, intelligenti, come anche anziani, non molto piacenti o brillanti. Eppure, hanno spesso una storia di cui sono protagonisti (e una bella attrice, più giovane di loro da conquistare). Ma se parliamo di personagge, vediamo la stessa varietà? E per le attrici non bianche, lesbiche o queer, con corpo non conforme? Allora c’è quasi il deserto oppure l’appiattimento a stereotipi.

Ma voglio essere positiva e dare un consiglio di visione che esce da questa impasse: Lola Darling di Spike Lee è un piccolo gioiello!

Oggi, il corpo messo al centro del dibattito nella società contemporanea è quello muliebre. Quali forze diverse ed in contrapposizione si combattono su questo campo?

Oserei dire che l’oggetto del dibattito è il corpo non conforme, considerato “mostruoso”, in cui rientrano certamente anche i corpi delle donne (pensiamo alle donne che decidono di abortire). Il patriarcato ci vorrebbe suddivis* in un sistema binario e, a senso suo “ordinato”, di maschi e femmine. Ma i corpi sono tutti diversi, una scissione netta è limitante e cieca e sono convinta che la libertà passi prima di tutto proprio da come decidiamo di usarlo, questo corpo, e anche di raccontarlo al cinema. Il corpo è uno strumento politico!

Vorrei continuare sulla scia della precedente risposta, consigliano un film potentissimo, uscito al cinema prima dell’estate. Si tratta di Orlando. My Political Biography di Paul B. Preciado.

La polisemia di accezioni (genere linguistico, biologico e sociale) che sviluppa, dimostra quanto la dimensione linguistica emani riecheggiamenti nella maniera in cui si avverte la realtà, si erige l’identità e si calcificano i preconcetti. Reputa che modi di dire, proverbi e battute possano costituire l’anticamera di forme di violenza?

Mi permetto di spostarmi su un altro piano del linguaggio, altrettanto importante, simbolico e rischioso quanto quello della lingua parlata nei modi di dire e nei proverbi (ma anche nel vituperio e non solo), e che è quello cinematografico. Che si tratti di narrazione filmica o di scene che ci vengono proposte, quando si tratta di donne o, meglio, di corpi, femminili o marginalizzati, proviamo a fare caso a come sono ripresi. Spesso i corpi delle attrici sullo schermo sono fatti a pezzi, non solo letteralmente, ma anche visivamente, tagliati dall’inquadratura che ne evidenzia solo alcune parti e non la sua interezza (nello specifico: seni, glutei, pube, gambe, spesso nudi). Cosa che accade molto più raramente per gli attori, che agiscono nella realtà, a figura intera, muovendosi nella scena e… con i vestiti addosso! Se veniamo bombardat* continuamente da immagini in cui i corpi delle donne, sullo schermo, diventano soprammobili, oggetti di piacere e di violenza, chi guarda potrà, anche solo inconsciamente, pensare che lo siano anche nella vita vera…

A questo proposito, consiglio la visione di un interessantissimo documentario che indaga approfonditamente proprio questi temi: Sesso, Cinema e Potere – Brainwashed di Nina Menkes.

Lei traccia la cornice di uno schermo in cui disarmonia, precarietà ed agitazione rendono tutte le protagoniste eroine fluttuanti, disperse in un mare iniquo e furioso. Ogni donna è se stessa e tutte le altre?

Sono a loro volta loro stesse, uniche e tutte diverse. Come cerco di spiegare nel libro, con un certo cinema (quello dominato dal male gaze) ci è stato proposto un tipo di donna monolitica e inscalfibile per bellezza, moralità, rettitudine e immobilità, secondo poi quelli che i canoni dello sguardo e del desiderio maschili (e maschilisti) che ci vorrebbero tutte uguali, ordinate e ubbidienti soldatine. Ricorro a un estratto dalla prefazione del libro, scritta dalla straordinaria Marina Pierri, che in poche battute, condensa perfettamente una grande verità riguardo a questo punto: «Non siamo solo eterosessuali, non abbiamo solo corpi filiformi, non siamo solo abili, non siamo solo bianche e benestanti. Siamo grasse, nere, con disabilità, neurodiverse, non-binary, lesbiche, bisessuali, trans, madri, non madri. Non siamo disposte a subire il ricatto della forza e del “dovresti essere”. Abbiamo tutte esperienze diverse e vissuti diversi, perché proveniamo da contesti diversi».

Una donna perfetta è: sorridente, organizzata, ben vestita, in carriera, attenta all’ecologia e alla cucina sana. Quanto i social media hanno contribuito all’edificazione di quest’immagine?

Per rispondere a questa domanda, ci vorrebbero una laurea in antropologia e una specializzazione in sociologia! Io preferisco spostarmi nel campo che conosco meglio e che è quello del cinema e della rappresentazione. Ricorro anche qui all’aiuto della serialità, consigliando su questo tema l’episodio di Black Mirror con Bryce Dallas Howard dal titolo Caduta Libera. In un mondo a tinte pastello, le persone si relazionano utilizzando in maniera compulsiva un social senza nome, molto simile a Instagram, con cui si possono valutare chi incontrano, con un voto da una a cinque stelle. Una critica intelligente, distopica e cinica dell’impatto dei social su di noi.

Valentina Torrini lei elenca ed analizza sei strumenti pratici da adottare per accendere le nostre lenti femministe durante la visione di un film, per renderlo, quindi, più agevolmente leggibile in termini di contenuto e messaggio.

Può offrirci un esempio di test?

Scelgo di parlare di quello che fosse può sembrare più innocuo e invece nasconde una trappola micidiale che ingabbia in primis le nostre giovani generazioni: il Principio di Puffetta.

È chiaramente ispirato alla protagonista femminile dei Puffi, unica ragazza in mezzo a una popolazione di maschi, nonché perfetto stereotipo dei personaggi femminili, sia nei film per l’infanzia ma spesso anche in quelli per la platea adulta. Puffetta incarna la donna ingenua, bella e un po’ stupidotta a cui tutti i maschi del villaggio fanno la corte. Ma mentre ognuno di loro ha una precisa caratteristica o capacità (dalla saggezza di Grande Puffo agli occhiali di Quattrocchi), Puffetta sa essere solo carina, diventando di default il trofeo da vincere per gli altri partecipanti alla storia. Ciò accade spesso quando c’è un personaggio femminile in un gruppo di maschi: quello di non avere un vero e proprio sviluppo, ma di essere la ragazza di. Oltretutto, rivedendo da adulta la prima puntata dei Puffi mi sono resa conto di una grave criticità: Grande Puffo la mette in guardia dalle possibili reazioni degli altri Puffi dovute alla sua bellezza… praticamente le dice: “Occhio a quello che fai, altrimenti, te la sei cercata!”.

Un “antidoto” a questa narrazione sono le avventure di quattro amiche che si trovano a viaggiare nel tempo nella serie Paper Girls, in cui non compare nessuna Puffetta all’orizzonte!

“The woman is perfected” è l’incipit di “Edge” di Sylvia Plath. Può definire la “perfezione” muliebre?

Impossibile! La perfezione non esiste, né quella femminile né quella maschile. Si può, al massimo, ambire a un’idea che abbiamo in mente di perfezione, ma cambia da persona a persona e quindi è qualcosa di soggettivo. Provare a plasmarci secondo i nostri ideali, estetici e morali, che sono, ancora una volta diversi per ogni persona. Mi viene in mente, a questo proposito, La donna perfetta, film del 2004 con Nicole Kidman, perfetto esempio di come la ricerca ossessiva della perfezione (fisica e “morale”), imposta dalla società soprattutto alle donne, non possa reggere alla pressione e finisca inesorabilmente per detonare.

 

Valentina Torrini si è formata in Progettazione e gestione di eventi dell’arte e dello spettacolo con una specializzazione in Critica cinematografica. Vive a Firenze e da tredici anni lavora nel settore del cinema. Ha collaborato con il blog Feministyou.net con una rubrica di critica cinematografica femminista. Nei film ricerca donne che le siano di ispirazione; la sua personaggia preferita è Pauline di Una canta, l’altra no, della regista Agnès Varda.

Giuseppina Capone

Al via il Festival “Unimusic” con la Nuova Orchestra Scarlatti

Lo sforzo congiunto della Nuova Orchestra Scarlatti, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e del Comune di Napoli, quest’anno con la collaborazione dell’Archivio di Stato e del Duomo di Napoli, renderanno da oggi, domenica 8 settembre e sino a lunedì 16 settembre, Napoli protagonista della musica e della cultura grazie al Festival “Unimusic”, giunto alla sua VI edizione. Il Concerto inaugurale dell’attesa serie di cinque eventi musicali, tutti ad ingresso gratuito, vedrà esibirsi domenica 8 settembre, dalle ore 18.30, presso lo storico “Cortile delle statue” della Federico II, i 130 giovanissimi musicisti dell’Orchestra Scarlatti Junior, diretta dal Direttore Artistico dell’Orchestra Scarlatti, il Maestro Gaetano Russo e dal Maestro Giuseppe Galiano.

Mercoledì 11 alle ore 19 sarà la volta di un concerto cameristico dell’Orchestra Scarlatti Young, presso la Chiesa dei S.S. Marcellino e Festo. Un repertorio che spazierà dal Classico al Jazz al Pop, “Rhapsody in blue”, sarà presentato  invece il 12 settembre alle 20 presso il Cortile delle Statue dalla Nuova Orchestra Scarlatti, diretta dal Maestro Bruno Persico, con la partecipazione del sassofonista Marco Zurzolo. Sabato 14 alle ore 11.30  l’Orchestra Scarlatti Young si esibirà presso la Sala Filangieri dell’Archivio di Stato.

Concluderà la Rassegna la Nuova Orchestra Scarlatti nel Duomo di Napoli con l’esibizione per voci, coro ed orchestra del settecentesco capolavoro di musica sacra di Domenico Cimarosa “Il trionfo della fede”,  eseguito in occasione della traslazione del sangue di San Gennaro.

La Nuova Orchestra Scarlatti da trenta anni esalta e diffonde la musica classica educando a Napoli ragazzi sin dagli undici anni all’arte, al bello ed al rispetto di regole e legalità. Giovani spesso poi costretti a lasciare la propria città per avere opportunità di lavoro. Perché Napoli, come più volte asserito dal Maestro Russo, “unica tra le grandi città italiane, non ha una propria Orchestra stabile”. Ci si augura che la bellezza e poesia della musica che verrà proposta dall’Orchestra Scarlatti in questa straordinaria serie di concerti settembrini raggiungano le Istituzioni e si traducano in un impegno concreto per la città e per i nostri giovani musicisti.

Valeria Mirisciotti

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