Una fantastica scoperta non voluta

Ad inizio del mese scorso a Napoli alcuni scavi clandestini hanno portato alla luce una chiesa di età medioevale, probabilmente del XI secolo e con essa anche tantissimi piccoli reperti di quello stesso periodo storico.

La eccezionalità di questa incredibile scoperta è che tutti gli scavi sono stati fatti in maniera illecita e proseguivano da diversi mesi e il “bottino” del responsabile degli scavi comprendeva anche quasi 500 reperti di epoca romana.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica alle Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, ha sequestrato circa 10.000 frammenti ceramici di natura archeologica di epoca romana e medievale, che provenivano da diversi scavi condotti in corrispondenza di locali in utilizzo a chi stava effettuando lo scavo.

La chiesa, reperto principale, è situata ad 8 metri di profondità e presenta un’abside sulla quale è raffigurata un’iconografia di Cristo, con una scritta in latino e anche grande parte della pavimentazione realizzata in lastre di marmo bianco di spoglio, con le decorazioni che ricordano il Sacello di Sant’Aspreno, situato vicino al luogo della scoperta. Seppur casuale e non voluto, questo ritrovamento è eccezionale e importantissimo, poiché ha portato alla luce elementi decorativi ed artistici che potranno essere studiati per avere un quadro più netto e completo dell’arte medievale della nostra regione e della città di Napoli.

Rocco Angri

Conoscere Napoli in una guida pocket

“Storia breve di Napoli” edito da Artem, a cura di Stefano De Caro, Roberto Delle Donne, Girolamo Imbruglia, Giuseppe Civile, Adolfo Scotto di Luzio è un volume tascabile da tenere con sé per scoprire le bellezze di una città come Napoli ricca di arte, cultura, architettura, musica, tradizione, panorami mozzafiato, buona cucina, e tanto altro ancora.

Gli autori ci accompagnano alla scoperta di Napoli, delle sue storie e delle sue strade. Scopriremo la città  durante vari periodi storici a partire dalla città greco-romana, per passare poi alla sua evoluzione nel periodo del Medioevo, attraverso poi l’età moderna, l’Ottocento, il Novecento per arrivare ai nostri giorni.

Il volume è ricco di illustrazioni che accompagnano la narrazione del periodo mostrando alcuni dei più bei monumenti della nostra città.

Arricchisce la pubblicazione una cronologia comparata.

Non è facile racchiudere 3000 anni di civiltà e storia in poche pagine ma gli autori sono stati in grado di presentare “i tratti indelebili, le metamorfosi, le contraddizioni croniche di una capitale di confine tra occidente e mediterraneo, multietnica per vocazione antica, porto di mare, emblema e frontiera di potenzialità e lacerazioni che invitano a ragionare senza stereotipi”.

Una breve storia della città, una guida per lettori, studenti, turisti che vogliono conoscere Napoli.

Antonio Desideri

Il patrimonio di Napoli e della Campania: Il Bosco dei Camaldoli

In un precedente articolo abbiamo parlato del Real Bosco di Capodimonte definendolo  il parco del Re, in quanto voluto dal re Borbone  quale  luogo di svago e di caccia, il Parco urbano dei Camaldoli è, invece, il bosco repubblicano, realizzato in seguito alle lotte condotte dalla metà degli Anni ‘70 da cittadini ed associazioni ambientaliste che sono riusciti a strapparlo dal degrado e dalla erosione della lottizzazione  abusiva, dalle frane  e dalle antenne per restituirlo alla collettività.

Il Parco fu istituito nel 1981 ed il Comune, utilizzando fondi della Cassa del Mezzogiorno,  riuscì ad espropriare alcuni appezzamenti di terreno e a realizzare in quasi quindici anni recinzioni, ad installare attrezzature e ultimare i lavori di sentieristica principale.

L’anfiteatro che si affaccia sul golfo fu inaugurato nel 2007 con due ingressi per il pubblico (via dell’Eremo e viale Rai). Nel 2010 fu infine aperto al pubblico un terzo ingresso   su via Camaldolilli.

Il Bosco dei Camaldoli si trova a 400 metri sul livello del mare, sul punto più alto della città di Napoli e si estende per circa 135 ettari e rappresenta una continua scoperta di biodiversità, un luogo dove si intrecciano combinazioni perfette di specie arboree impiantate con specie spontanee.

Il Parco esiste, ma negli anni la difficoltà della sua gestione ne ha messo a rischio  continuamente la sopravvivenza. Nel 2016 è stato chiuso al pubblico a causa della mancanza di fondi per la riqualificazione e la necessaria manutenzione ed ora è abbandonato e chiuso e con il pericolo di vandalizzazioni, d’incendi e di frane potrebbe mettere anche a rischio la sicurezza dei territori circostanti.

Solo alcune associazioni ambientaliste se ne stanno prendendo cura, ma non è sufficiente per coprire un’area così vasta che risulta essere di competenza  tecnica del Comune di Napoli  e amministrativamente della Regione Campania.

Nel 2020 è stato pubblicato il bando per la sua riqualificazione, ma ancora oggi i cittadini restano in attesa di vedere quei lavori necessari che restituiscano alla città uno dei suoi importanti  polmoni verdi indispensabile per la vita  e confidano che si possa finalmente chiudere  una pagina non certo felice del destino del verde della città.

Alessandra Federico

Passeggiata di Natale al Centro Antico di Napoli

Durante il periodo delle festività natalizie è divenuta ormai consuetudine recarsi al centro antico di Napoli per vivere i momenti davvero magici che questo luogo  offre ai suoi visitatori.

In questi nostri  brevi appunti vogliamo  offrire una strenna  che illustra alcune strade, protagoniste del Natale, che rappresentano la parte più antica  di Napoli, quella  compresa  tra la collina  e il mare e che non ebbe sufficiente  spazio per la sua evoluzione urbanistica.

Questa era in principio divisa in tre arterie principali parallele, dette “decumani” (inferiore, maggiore e superiore), intersecate da molte vie più strette dette cardini. Le tre arterie erano dedicate rispettivamente ad Apollo, ai Dioscuri e a Cerere. Col tempo altre civiltà si sovrapposero ai dedali di templi, case e palazzi che erano stati costruiti. Cerchiamo di ricostruire questo iter prendendo in considerazione i vari avvenimenti che l’hanno determinato.

Entriamo in piazza Dante, incontriamo uno spazio che era fuori delle mura e fu incorporato nella città nell’anno 1765 e a cui venne dato il nome di “Foro Carolino”, dedicandolo  a Carlo III di Borbone. Questo spazio  racchiude l’emiciclo del Vanvitelli, costituito da un imponente colonnato  su cui poggia una balaustra  adornata da 26 statue di figure femminili di epoca classica. Sulla destra del colonnato era stato edificato il carcere di San Felice,  ora scomparso. Alle spalle, il monastero di San Sebastiano, con la scuola liceale ed il Collegio di musica, successivamente trasferito nell’ex convento di San Pietro a Maiella.

Nel colonnato  venne realizzata  una nicchia  che ospitò in un primo momento  la statua di re Carlo III di Borbone, sostituita poi in epoca murattiana da quella di Napoleone Bonaparte, infine divenne l’entrata del convitto che assunse il nome di Vittorio Emanuele II. L’orologio sull’ingresso, di epoca borbonica, ha una particolarità di cui parleremo in un prossimo articolo.

Una  commissione presieduta da Luigi Settembrini, su proposta  di Paolo Emilio Imbriani, deliberò, nell’anno 1872, di innalzare una statua  a Dante Alighieri la cui realizzazione fu affidata allo scultore Tito Angelini. L’opera fu completata in breve tempo e installata nel centro della piazza che d’allora fu intitolata al sommo poeta.

Proseguiamo ed inoltrandoci nel Centro antico attraversiamo Port’Alba, antichissimo accesso che ai tempi della sua edificazione era posta più internamente ed era stata soprannominata dal popolo “porta sciuscella” per la presenza  di un albero di carrube.

La porta fu fatta realizzare nell’anno 1624  dal Vicerè Duca d’Alba che fece aprire un varco nel mezzo di un antico torrione angioino. Dopo alcuni anni sulla sua sommità  fu fatta installare la statua di San Gaetano Thiene, proveniente dalla porta dello Spirito Santo.

Varcando la porta si fa ingresso nel centro Antico dando inizio ad una straordinaria  passeggiata nel tempo che ci farà percorrere oltre 2500 anni di storia, tra arte, leggende  e magia.

Ma di  questo tratteremo nei prossimi racconti.

Alessandra Federico

Napoli finalmente si avvera il sogno del 3 scudetto, domenica si replica la festa al Maradona

Un’atmosfera di attesa e di festa quella che si è vissuto e si continua a vivere in questi giorni a Napoli per il tanto atteso scudetto che finalmente si è concretizzato in trasferta. Sono stati necessari ben 33 anni perché finalmente i tifosi del Napoli potessero festeggiare il terzo scudetto in città e in tutto il mondo.

Un cocktail vincente quello che ha portato alla vittoria, una vittoria corale dell’intera squadra, dei tifosi e di tutta la città che da mesi ha atteso e preparato la festa colorando con nastri di bianco e azzurro le vie di una Napoli invasa dai turisti.

Un sogno tanto atteso ma ben costruito nel corso degli anni, da quel doloroso cammino di rimonta dalla serie C fino alla vittoria che ha coronato attesa e sacrifici.

Domenica al Maradona sarà sicuramente di nuovo festa.

Antonio Desideri

Napoli: la mostra di Edgar Degas, l’artista del 1800 che amava la città partenopea 

 Napoli è lieta di accogliere le straordinarie opere di uno dei più illustri pittori e scultori francesi tra gli  impressionisti del 1800: Edgar Degas. É la prima mostra a Napoli dedicata a Degas, nonostante il pittore abbia avuto da sempre un forte legame con la città partenopea; suo nonno, e gran parte della sua famiglia viveva a Napoli, e l’artista riteneva la città una delle più belle ed affascinanti al mondo, il luogo dove prendere maggiore ispirazione.

La mostra, inaugurata il 14 gennaio, si svolgerà all’interno del Complesso Monumentale San Domenico Maggiore a Napoli e terminerà il 10 aprile 2023, racconterà aspetti fondamentali della vita e della carriera del pittore attraverso i meravigliosi disegni dell’artista, alcune rare foto scattate da lui, litografie e xilografie e statue di bronzo.

Duecento le opere di Degas all’interno di questa mostra a Napoli, che saranno, durante l’esposizione, divise in diversi concetti: le tematiche che lo interessavano e incuriosivano e da cui prendeva suggerimenti per la sua creatività, la sua forte connessione con Napoli e la sua vita a Napoli.

Degas è riconosciuto in particolar modo per i suoi dipinti che raffigurano ballerini e, infatti, la fonte di ispirazione maggiore per lui era assistere a spettacoli di danza; l’eleganza, gli abiti, e i movimenti aggraziati delle ballerine catturavano la sua attenzione più di ogni altra cosa e suscitavano in lui un forte sentimento di tenerezza e ammirazione, tanto da volerne ricreare l’immagine con le sue stesse mani.

La vita di Degas

Edgar era figlio dei De Gas una nobile ed illustre famiglia della Linguadoca. I De Gas erano cavalieri del prestigioso ordine degli Orleans e, in merito a questo, l’intera famiglia si trasferì a Meung (provincia di Orleans). Poco tempo dopo, nacque Renè Hilaire, il nonno di Edgar ma, quando Renè diventò adulto, durante la rivoluzione francese, venne condannato alla ghigliottina  (in seguito alla condanna a morte della sua promessa sposa considerata nemica della nazione,  Renè venne considerato suo complice). Renè, si rifugiò a Napoli dove lavorò come agente di cambio riuscendo, col tempo, a conservare una notevole somma di denaro tanto da riuscire ad acquistare l’intero palazzo Pignatelli di Monteleone. (centro storico di Napoli). Renè era ben voluto e molto stimato da tante famiglie napoletane e, da lì a poco, sposò  Giovanna Teresa Freppa con la quale diede alla luce ben 7 figli tra i quali Auguste, padre di Edgar. Auguste, si trasferì in Francia poiché era direttore della filiale della banca parigina. Nella capitale francese, Auguste sposò Célestine Musson e poco tempo dopo nacque il loro primogenito Edgar. Purtroppo, però, Célestine venne a mancare quando Edgar era ancora troppo giovane e, distrutto dal forte dolore per la perdita della madre, decise di dedicarsi agli studi frequentando il liceo classico parigino Louis le Grand.

Il suo primo approccio all’arte fu grazie a Henri Rouart, figlio di un famoso collezionista che possedeva molti importanti dipinti. Edgar fu ammirato e incantato da queste opere e desiderava con tutto il suo cuore intraprendere gli studi di arte ma, per volere di suo padre, iniziò il percorso universitario presso la facoltà di legge.

Il giovane aspirante pittore, però, studiò legge sei mesi e ci rinunciò, convinse il padre che la sua strada sarebbe stata quella che lo avrebbe portato a diventare un bravo artista ottenendo, finalmente, il consenso di Auguste.

Il suo percorso di studio artistico iniziò con il pittore Félix-Joseph Barrias, che gli insegnò la pittura dei nudi e della storia. Edgar voleva però crescere nell’ambito e soprattutto trovare un suo stile personale. Decise, così, di seguire gli insegnamenti di Louis Lamothe e, nel 1855, riuscì a farsi inserire nella prestigiosa École des Beaux-Arts. (Tempio dell’arte ufficiale dell’epoca). Tuttavia, dopo solo sei mesi, per Edgar gli insegnamenti all’interno dell’accademia di arte non stavano appagando appieno le sue esigente, non erano stimolanti ai fini di poter esprimere le sue emozioni attraverso la sua arte e, quindi, decise di trasferirsi in Italia dove solo lì avrebbe potuto trovare completezza nello studio dell’arte, soprattutto in quella antica e grazie ai maestri del rinascimento.

La vita a Napoli

Nel luglio del 1856, l’artista arrivò a Napoli dove venne ospitato da suo nonno Renè. Edgar era felice di passare del tempo con suo nonno, in particolar modo perché quest’ultimo lo incoraggiava e sosteneva costantemente durante il suo percorso di studi d’Arte a Napoli.

La vita di Edgar era oramai focalizzata unicamente sullo studio dell’arte e, la città partenopea, non faceva altro che essergli complice con il suo meraviglioso clima, con i suoi incantevoli panorami, con la piacevole e divertente musica, con il buon cibo e, soprattutto, l’entusiasmo che il popolo metteva in ogni cosa che faceva erano, per Edgar, di grande incitamento per la realizzazione delle sue opere. D’altro canto, uno dei dipinti in cui l’artista è riuscito a manifestare gli insegnamenti della città partenopea fu proprio il ritratto di Hilaire De Gas, (ritratto di suo nonno Renè) iniziato e terminato proprio a Napoli.

Napoli, per Edgar, è stata la città dove è riuscito ad esprimere tutto ciò che da sempre desiderava comunicare attraverso l’arte e i suoi dipinti e, le sue parole, riescono a trasmettere forte e chiaro le sue emozioni: “Lasciando Civitavecchia il mare è azzurro, poi è mezzogiorno, e diventa verde mela con tocchi di indaco al lontano orizzonte: all’orizzonte una fila di barche a vela latina sembra un nugolo di gabbiani o di gavine per tono e forma… il mare un po’ agitato era di un grigio verdastro, la schiuma argentea delle onde, il mare si dissolveva in un vapore il cielo era grigio. Il Castel dell’Ovo si elevava in una massa dorata. Le barche sulla sabbia erano macchie color seppia scura. Il grigio non era quello freddo della Manica ma piuttosto simile alla gola di un piccione”.

Alessandra Federico

 

 

 

Al Maschio Angioino la mostra delle sculture africane dei Songye

A Napoli fino al prossimo 15 gennaio 2023 è visibile uno dei più affascinanti eventi dell’anno all’interno della Cappella Palatina: I Sacri spiriti. I Songye nella Cappella Palatina al Maschio Angioino. Si tratta della mostra, inaugurata il 29 ottobre scorso, sulla scultura tradizionale dei Songye, una popolazione  bantu etnico africano della Repubblica Democratica del Congo.

All’interno della Cappella sono in esposizione 130 opere radunate da ConselliArt. La produzione è di Andrea Aragosa e Black Tarantella. Bernard de Grunne e Gigi Pezzoli sono i due esperti internazionali curatori della mostra, mentre l’Ambasciata della Repubblica Democratica del Congo a Roma, il Consolato della Repubblica Democratica Del Congo a Napoli, il Comune di Napoli, la Regione Campania, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Centro Studi Archeologia Africana di Milano e l’Università degli Studi di Napoli L’orientale, hanno tutelato e supportato questo evento.

La città partenopea è orgogliosa e onorata di ospitare le meravigliose opere dei Songye, soprattutto  perché Napoli è la prima città italiana a presentare la loro arte ma anche perché, in altri posti del mondo, le esposizioni che sono state fatte delle sculture dei Songye si possono contare sulle dita di una mano. Sebbene si tratti di opere originalissime e curate in ogni singolo dettaglio, degne della vera arte sofisticata, ogni scultura è stata realizzata accuratamente da fabbri, scultori, specialisti rituali che lavoravano con l’aiuto dei canti, preghiere per realizzare questi oggetti magico-protettivi. Si è sempre saputo che ogni opera è stata scolpita per essere utilizzata durante le funzioni rituali, ragion per cui, ogni singola scultura veniva realizzata secondo regole ben precise fatte di codici e modelli da rispettare. Per questo motivo, per tanti anni, si è ritenuto che l’arte africana fosse sempre stata prodotta solo per motivi religiosi, per riti spirituali o per migliorare la prosperità delle terre, per guarire da una malattia, per proteggersi dal malocchio e dalle forze negative, per invocare buona sorte, fecondità e benessere e, per molto anni si è stati certi che alcun oggetto sia mai stato creato esclusivamente per il fattore estetico, per dare spazio alla creatività di un’artista. E, quindi, queste opere non avevano valore di mercato nelle società tradizionali africane, oltretutto non potevano essere firmate in una società che non conosceva la scrittura. Ma l’intelligenza non è cultura e, nonostante ciò, ogni artista, sul proprio lavoro, incideva un personale segno che lo avrebbe riconosciuto. “L’etnologia dell’arte, sviluppandosi, scopre la creazione individuale e abbandona l’ideologia dell’anonimato”, sostiene l’etnologo Patrick Bouju. Tuttavia, la continua ricerca nell’etnologia sta pian piano eliminando la visione un po’ retrograda dell’arte africana. In questo modo, l’artista africano, viene stimato e ammirato e viene data a lui la possibilità di imparare il suo mestiere nelle botteghe (spesso di famiglia). Nasce così il vero mestiere dello scultore in Africa e ogni artista si distingue per le proprie società: alcuni dei più acclamati maestri sono gli Yoruba della Nigeria, mentre altri quaranta artisti sono di Fân du Woleu-Ntem. Questa mostra ha permesso non solo a noi di beneficiare della bellezza e della cultura, della storia delle sculture africane, ma di restituire a questo popolo la sua dignità anche nell’arte e dare una grande lezione al mondo intero: siamo tutti uguali, tutti abbiamo il diritto di realizzare ciò che desideriamo.

Alessandra Federico

Riprende il campionato di serie A

Il Napoli piace e sta trascinando l’entusiasmo dei tifosi che dopo il maggio caldo vissuto tra striscioni contro De Laurentis e Spalletti oltre alle critiche nei confronti della squadra che non aveva vinto lo scudetto, ha ritrovato l’euforia di un tempo.

Attesi circa 50000 tifosi sabato allo stadio Maradona per la sfida con il Torino e sono andati esauriti i tickets per la trasferta in casa dell’Ajax anche se ieri è stato forte il disagio dei tremila fan presentatisi a Fuorigrotta per ritirare i biglietti.

Per circa sei ore sono rimasti in fila davanti ai soli due botteghini messi a disposizione per il ritiro del tagliando.

Importante rientro in campo per Politano che oggi ha svolto tre quarti dell’allenamento in gruppo e proprio il rientro in extremis di Lozano alimenta i dubbi di Spalletti sull’out destro.

Danilo Pisapia

Le Universiadi di Napoli 2019. Bilancio positivo

Le Universiadi, o Olimpiadi Universitarie, sono a detta di tutti tra le più grandi manifestazioni sportive mondiali, seconde per importanza e per numero di partecipanti solo ai Giochi Olimpici, ed alla pari con le Olimpiadi invernali.

La manifestazione nacque ufficialmente in Italia, con la prima edizione svoltasi a Torino nel 1959, eppure l’idea di mettere insieme i migliori atleti universitari del mondo a gareggiare sotto la bandiera olimpica è di molto precedente; già dal 1923, infatti, si organizzavano nel Bel Paese campionati sportivi internazionali tra giovani universitari, ma non con ampio respiro.

Dal 1959, dunque, ogni 2 anni, l’inno delle Universiadi risuona in giro per il mondo, anche se l’Italia continua a mantenere il primato di edizioni organizzate, ben 5 con l’appena conclusasi manifestazione di Napoli 2019, che è stata pure la XXXma.

Con il sostegno del Governo nazionale, che ha accompagnato la candidatura del capoluogo partenopeo, e la collaborazione con le Università italiane e campane, il CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano) e il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), la Regione Campania aveva ottenuto la designazione per la città lo scorso 5 marzo 2016 ed ha ospitato l’edizione estiva dell’Universiade dal 3 al 14 Luglio 2019.

Il viaggio della fiaccola del sapere, simbolo delle Universiadi, che per tradizione parte sempre da Torino, per il percorso di questa edizione ha toccato diverse città tra cui Losanna, sede della FISU (Federazione Internazionale dello Sport Universitario), Milano, Assisi, Roma, Matera, Avellino, Benevento, Caserta ed è, infine, arrivata a Napoli il 2 luglio, incontrando la sirena Partenope, mascotte ufficiale della XXXma Universiade estiva.

Un piccolo bilancio per questa edizione, raccoglibile in poche parole: la straordinarietà dei nostri giovani volontari; più di 5000 che hanno fatto funzionare bene l’intera macchina organizzativa, diventando uno dei simboli di questa Universiade partenopea.

Le delegazioni presenti si sono tutte complimentate per questi ragazzi e per il loro lavoro, mettendo un po’ da parte le tante polemiche che pure ci sono state, per l’incapacità di portare a termine i lavori di ristrutturazione di parecchie strutture sportive scelte come sedi delle gare.

Si sono occupati di tutto questi ragazzi, dal montaggio dei frigoriferi alla gestione dei magazzini, passando per le attività di comunicazione e di assistenza agli accreditati. Insomma una esperienza a 360 gradi, applicando quelle cose che normalmente si scrivono nel curriculum: intraprendenza, problem solving, etc, messe in pratica per davvero, tanto nelle varie “venue”, quanto nei diversi settori della manifestazione. Bravissimi.

Rossella Marchese

“Napoli è” in mostra in occasione del Congresso Nazionale FIAF

In occasione del 71° Congresso Nazionale della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche che si terrà presso il  Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dal 10 al 14 aprile 2019, sarà allestita la mostra finale del progetto fotografico “Anima Campana” a cura di FIAF Campania.

“Anima Campana”è un progetto che si propone dimettere in luce le differenti prospettive attraverso cui è possibile ammirare la bellezza del territorio campano e riprende il lavoro realizzato da fotografi campani nell’arco dell’anno 2018 con lo scopo principale di testimoniare iconograficamente ciò che contraddistingue un luogo “nella sua oggettività e nella sua soggettiva appartenenza”.

La mostra, infatti, accoglierà i lavori fotografici elaborati dai nove autori selezionati da FIAF e rappresentanti le diverse associazioni culturali e fotografiche; tra queste vi sono: Associazione Culturale Napoli è, Photoclub Partenope, Associazione Flegrea Photo, Circolo Cirfos, Associazione Bunker, Pro Casamicciola Terme, Associazione Anima e Foto, Fotogramma Zero ed Associazione Csf.

Ogni progetto fotografico racconta una storia studiata e creata su territorio campano dall’occhio attento ed esperto dei suoi cittadini, che la vivono ogni giorno a 360 gradi; un vero e proprio“sguardo sulla Campania attraverso gli occhi dei campani.”

Il programma del Congresso Nazionale di FIAF si prospetta ricco d’incontri e dibattiti: mercoledì 10 aprile alle ore 18.30 vi sarà la conferenza d’inaugurazione e l’apertura del MANN al pubblico; giovedì 11 aprile, invece, tra i diversi appuntamenti, si terrà l’incontro con Fabio Donato dal titolo “Una esperienza unica, 50 anni di fotografia di Fabio Donato” in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli; venerdì 12 laConsegna Onorificenze FIAF e FIAP con proiezioni Vincitore “Coppa DiAF”, “Foto dell’Anno 2018” e “Gran Premio Italia per Circoli” presso il Grand Hotel Oriente; sabato 13 vi sarà lo Spazio Portfolio con le letture del portfolio fotografico degli espositori della mostra ed infine domenica 14 vi sarà l’incontro con Lorenzo Zoppolato “Storie in fotografia” in collaborazione con Fujifilm Italia.

“Siamo felici di partecipare a quest’importante momento di confronto tra fotografi provenienti da tutta Italia e territorio campano, il dibattito unito alle molteplici visioni della Campania e più nello specifico di Napoli, potranno ancor più estendere a livello nazionale la conoscenza della cultura e la bellezza del territorio”- così Giuseppe e Bianca Desideri, fondatori dell’Associazione Napoli è, commentano l’evento.

Parteciperanno fra gli altri all’eventoi vertici della FIAF: Roberto Rossi, Presidente FIAF; Attilio Lauria, Vicepresidente FIAF; Giampiero Scafuri, Delegato regionale, Paola Aucelli, Delegata provinciale. Grande l’impegno di tutti per la grande occasione di confronto nazionale ed internazionale realizzata.

Maria Nemoianni

 

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